Un piccolo episodio che ho vissuto ieri mattina mi ha fatto pensare tanto alla paura che toglie ogni via di scampo alla speranza . Un uccellino è caduto dentro una piccola rete e non riusciva più ad uscire. L'ho visto per caso, passando in giardino: sembrava mi guardasse con occhi pietosi e mi dicesse: aiutami ad uscire! Ho teso la mano, ho cercato di prenderlo per poi liberarlo, ma lui scappava continuamente pieno di paura, verso una siepe fitta di fichi d'india! Non era un impresa facile, ma il mio amore per gli animali, mi ha fatto stare li un po' di tempo a fare inutili tentativi di agguantarlo: quando sembrava fossi riuscita a tenerlo fra le mani, lui scappava di nuovo. Alla fine ho dovuto lasciarlo li, sperando che trovasse lui una piccola via d'uscita. Se solo fosse stato capace di volare , forse l'avrebbe trovata facilmente! Ma era piccolo e...pieno di paura! Sono passata il giorno dopo davanti a quella rete e dell'uccellino non c'era più traccia e ho sperato in cuor mio che qualche angelo lo abbia preso sulle sue ali per fargli trovare aperta la strada per la fuga... prima che un gatto sia riuscito a vederlo per farci la sua colazione! Anche la nostra vita è come quella dell'uccellino: viviamo di paura . Paura di vivere, paura di morire, paura del futuro incerto, paura del presente faticoso e doloroso, paura di una malattia che avanza, paura per una calamità naturale che può arrivare da un momento all'altro, paura di uscire in macchina e di avere un incidente, paura di una relazione che ti coinvolge troppo, paura di dare la vita per un ideale, paura che gli altri ci rubino anche quelle piccole gioie che con fatica e sacrificio siamo riusciti a conquistarci! La paura ci toglie l'ossigeno dal sangue, ci paralizza tre quarti della nostra vita e ci mette sempre in un continuo atteggiamento di diffidenza e di difesa contro tutti e tutto. Ma se riusciamo anche solo per un istante ad avere un briciolo di speranza in qualcosa o in qualcuno, anche la sfumatura più grigia di questa nostra esistenza prende un colore diverso e accende una luce che ci riscalda e ci permettere di volare verso possibilità impreviste che, se non cambieranno totalmente la nostra giornata, forse però potranno darci la gioia di un sorriso, di un incontro con una persona che amiamo, di una prospettiva diversa sul nostro orizzonte depresso o fallimentare , dove è ancora possibile concedere a noi stessi e agli altri un raggio di sole . La Resurrezione di Cristo che in questi giorni stiamo celebrando nella nostra vita di credenti, spalanca un sepolcro e rotola quella pietra della paura che anche i discepoli hanno vissuto in quei giorni e che anche ciascuno di noi trova sul suo cammino quotidiano. Vivere da risorti e credere nella certezza della Resurrezione è forse la cosa più stupenda che possa succederci, perché possiamo ancora sperare, quando Lui ci verrà incontro, di riconoscerlo e di mangiare magari un po' di pesce arrosto sulla spiaggia, in riva al mare, nell'intimità e nella gioia di un istante che sicuramente farà ardere anche il nostro cuore allontanando la paura e l'angoscia dal nostro sguardo almeno per questa giornata! Guardando il cielo oggi mi chiedevo se questo benedetto tempo si aggiustava un po'...poi ho visto che sono arrivate le rondini e che il fico ha messo fuori le sue prime foglie e...si, vai, la Primavera continua il suo cammino. Ciao con amicizia.

Nel vivere con consapevolezza sempre nuova il mistero dei giorni che stiamo per celebrare, faccio miei i sentimenti di una monaca di clausura, ebrea, filosofa e infine martire nel campo di Auschwitz nel 1942 dopo aver incontrato Cristo e l'averlo seguito fino alla morte.
" Il Salvatore non è solo sulla Croce. E non si tratta solo degli avversari che lo opprimono, ma anche di coloro che gli stanno vicino: come prototipo di tutti coloro che in ogni tempo seguono il Crocefisso, c'è Maria, la Madre di Dio; quale modello di coloro che accettano una sofferenza imposta e poi, nel sopportarla sperimentano la grazia di Cristo, c'è Simone il Cireneo. Quale rappresentante di tutti coloro che mossi dall'amore servono il Signore, c'è la Veronica. Ogni uomo, che nella successione dei tempi sopportò con pazienza un destino duro pensando alle sofferenze del Salvatore o che prese su di sé volontariamente una vocazione espiatrice ha contribuito con ciò ad alleggerire il carico enorme di peccati dell'umanità ed ha aiutato il Signore a portare il suo peso. Ancora di più, Cristo, il Capo, compie l'opera redentrice in quelle membra del suo Corpo Mistico che si uniscono a Lui in anima e corpo per la sua opera di salvezza. La sofferenza riparatrice, accettata volontariamente, è ciò che in realtà più profondamente unisce al Signore. " Edith Stein

