22/09/20

RINASCERE NELLO SPIRITO CON O SENZA PANDEMIA


PANDEMIA: VIRUS DI MORTE O RINASCITA NELLO SPIRITO?

 

Non pensavo di scrivere queste righe perché le riflessioni che ho fatto in questi quasi due anni  sono talmente tante che a volte comincio da una parte o da un punto qualsiasi perché mi vengono da uno stimolo ricevuto da una lettera, una mail, una omelia o semplicemente da uno sguardo fuori dalla finestra e poi finisco in tutt'altra zona, in tutt'altro mondo a considerare e valutare altri aspetti molto diversi dal punto di partenza. Però voglio dire una cosa: mi ha colpito molto la circolare che ci ha mandato un nostro superiore con tutte le risposte che hanno inviato le comunità di monache e di frati della nostra provincia quando è stato chiesto loro di condividere come stavano vivendo questo periodo di “chiusura – clausura” del “resto a casa” forzato dal governo e dal buon senso… E allora ho pensato anch’io di condividere, anche se non so ancora con chi di preciso. Per noi consacrate in monastero la clausura non è mai qualcosa di forzato ma è una scelta voluta, è uno spazio vitale nel quale ci ritroviamo anche molto bene nonostante le difficoltà della vita quotidiana. Il fatto che sia stata una pandemia a chiederci di restare tutti a casa per salvare la vita nostra e quella altrui ci ha proiettato in una dimensione veramente nuova non soltanto come donne e uomini giovani o meno giovani ma soprattutto come consacrati. Ci ha messi allo specchio a chiederci: e ora che cosa vuoi vivere? Che cosa ti manca? Che cosa vorresti veramente? Quale è il sacrificio che senti nel profondo del tuo cuore così pesante da sentirti salire dentro ansia angoscia paura? Paura di morire? No! In monastero si muore ogni giorno, ogni anno e per tantissimi anni a volte.  E poi si ricomincia a vivere! Qualche risposta me la sono data, ma per ora non è quello che voglio condividere non è per parlare di me soltanto (anche se ne avrei un gran bisogno!) che sto scrivendo queste riflessioni. Il motivo per cui scrivo è perché voglio fissare nella mia memoria, nella mente e nel profondo del mio cuore queste riflessioni che sto facendo e che, sì, non lo nego, mi stanno cambiando la vita.  Quale vita? Da quasi due anni è cambiata totalmente.  Una parola giuridica: Soppressione! Dopo 36 anni, niente più monastero, niente comunità, niente preghiere in comune, niente pasti insieme, niente condivisioni della Parola, niente lavoro insieme, niente ricreazioni, niente relazioni buone o difficili che fossero, niente solennità o esercizi spirituali insieme! Difficoltà a vivere la santa Messa quotidiana per gli orari a cui non si è più abituati delle parrocchie perché la tua quotidianità monastica ti facilitava la scelta: un orario ben determinato, a volte flessibile e a volte no, ti conduceva passo dopo passo nel vivere l’esigenza del tuo essere cristiana e consacrata! Difficoltà a trovare…come direbbe una vecchia canzone di Celentano, un prete con cui chiacchierare, non tanto perché in fondo hai bisogno di parlare con qualcuno (cosa legittima, sei un essere umano!) o perché hai il desiderio e il bisogno  di ricevere il sacramento della confessione, ma per quella esigenza profonda che proprio perché sei consacrata senti dentro, che è fatta di un  confronto, di discernimento, del camminare nella chiesa e con la chiesa che ami e  alla quale appartieni insieme ai tuoi fratelli. Anche questo è scontato in monastero! In clausura c’è sempre un prete o un frate che tu puoi chiamare, con cui parlare, e la maggior parte delle volte non devi aspettare tanto per un incontro, non devi prendere un appuntamento, ma basta manifestare alla superiora o al sacerdote stesso questa necessità perché venga fatto il possibile, in tempi brevi, affinché ciò si realizzi. C’è come un codice di priorità che non è scritto da nessuna parte ma che viene rispettato da una parte e dall’altra della clausura: la priorità dello spirito, per tutto ciò che ti aiuta a vivere quell’unica ragione per cui sei in monastero! Poi ci sono le difficoltà che nascono anche per il corpo: dopo una vita passata a vivere di provvidenza, senza il pensiero di andare ad un supermercato a fare la spesa per te soltanto (qualche volta l’avevo fatta anche in monastero ma per una comunità di un bel numero di persone che tutti i giorni a pranzo e a cena, compresi eventuali ospiti di passaggio, dovevano anche mangiare e non solo pregare!) e dover stare attenta ai prezzi, e avvertire lo scrupolo di scegliere qualcosa che magari ai tuoi occhi costa tanto…ma ti piace maggiormente, e che magari ti ha  spinto a mangiare più volentieri ( perché quando si mangia da soli non si ha voglia di mangiare e cucinare!!!) Non parliamo poi dei vestiti: improvvisamente scopri che le scarpe che usavi in convento non vanno bene per chi esce fuori; anche se hai un abito religioso che sei abituata a portare con tutte le stagioni, capisci subito che fuori ci si sporca molto di più che in monastero e che devi essere più “ in ordine” che non in casa tua, perché anche la testimonianza esterna è importante e la sciatteria non fa proprio piacere a nessuno ne  a vederla e neppure a viverla!  E ci sono anche le medicine poi, perché se sei sola non hai la farmacista del convento che vede e provvede! E ammalarsi non è un’opzione ma un fatto che succede e che bisogna affrontare! E i soldi che per una vita nemmeno vedevi da lontano improvvisamente diventano necessari per vivere: si, tanti ti chiedono se…hai bisogno di qualcosa!!! Ma la vergogna che si prova a non sentirsi talmente “povere di spirito e di corpo” da aver bisogno di tutto, nessuno di coloro che te lo chiedono la conoscono! E allora, con un sorriso, dici che no, non hai bisogno di nulla, che va tutto bene, ma bene non va. Ecco come cambia la vita! Per un lungo periodo non vengono vocazioni, le monache (e anche i frati e i preti!) invecchiano, e si ritrovano a fare una bella fatica per continuare a vivere la vita di tutti i giorni che con tanta gioia ed entusiasmo hanno fatto per 30 o 40 o 50 anni e più, ed  ecco allora che il vento dello spirito comincia a soffiare e a far capire che è tempo di cambiare vita: soppressione  del monastero e dispersione delle restanti monache in altri monasteri ancora in vita.  Questa è la soluzione più accreditata e non sempre capita e accettata dai fedeli che vivono intorno al monastero! Comincia quindi il periodo in cui …cerchi casa…cioè cominci a chiedere a vari monasteri se c’è disponibilità ad accoglierti, a darti un posto, anche piccolo, nella loro famiglia! E io l’ho fatto! Che umiliazione! Come è diverso dall’avere 29 anni e bussare alla porta di un convento con tutta la forza dell’amore che senti nel cuore per rispondere ad una chiamata così bella che ti ha fatto cambiare vita ed avere invece 65 anni o più quando sai di essere conosciuta (perché il tuo monastero fa parte di una federazione e ci si conosce…anche se molto superficialmente!)  più per i difetti o i problemi che puoi avere o che puoi avere avuto nel tuo cammino vocazionale che per quello che ancora puoi essere e dare! Oggi sei una persona e una consacrata che improvvisamente ha perso tutto e non ha più nulla! Espropriata di tutto! E pure ricevi tanti no! Con gentilezza, con tanta preghiera, con tanto dispiacere nel cuore, e a volte, molto raramente, ti viene detto in faccia, ma il più delle volte non si ha il coraggio di dirti che…non c’è posto per te, perché rischi di destabilizzare gli equilibri che ci sono, perché si è già stati accoglienti con altre persone e ora magari ci si è pure pentite di averlo fatto, perché c’è posto solo per vocazioni giovani e che dopo i 40 anni non è il caso di ricominciare ad inserirsi in una comunità! Detto con franchezza: quanta ipocrisia nella vita religiosa che cammina a braccetto con tanta santità!  Poi c’è qualcuno di buona volontà che di corsa ti accoglie: ti manifesta affetto, fiducia, compassione ed è pronta a fare qualunque cosa per te!  Ti commuovi! E scopri che oltre al cuore grande e generoso hanno anche un ‘età molto generosa: Età media sopra i 75 anni. Poche vocazioni o nessuna. E con un incredibile futuro davanti a loro: quello della loro soppressione! E io ci sono già passata. E non posso nemmeno lontanamente immaginare di passarci di nuovo! E’ la cosa più triste e più devastante che abbia mai vissuto in vita mia. Chiudere un monastero non è cambiare casa, traslocare! Chiudere un monastero è chiudere una, due, cinque, sette vite, è chiudere una storia di centinaia e centinaia di anni, di giorni, è strapparsi dagli occhi ma ben più dal cuore sentimenti, emozioni, ricordi, relazioni, momenti di vita belli e brutti, e guardare avanti: rinascere ad una nuova vita nello spirito! Si chiude per la vita, ci viene detto da superiori, spiritualisti, confessori e psicologi! Chiudere un archivio di foto, documenti, smantellare una libreria di migliaia di libri, è come restare soffocati dall’immenso materiale che si accumula negli anni e che oggi tocca a te, eliminare, bruciare, regalare, buttare via con i camion della nettezza urbana! E alla fine, avere la maledetta responsabilità di essere rappresentante legale: un giorno, molto lontano, lo consideravi anche come un bel titolo da mettere sotto la tua firma perché esprimeva la fiducia e la stima delle tue sorelle che te lo avevano affidato!  Oggi invece la sento come una condanna, una condanna che in questo tempo di pandemia per il Coronavirus mi uccide molto di più.  Dopo aver vissuto tutto questo, tenendo il dolore e le lacrime solo per me e per il Signore, ho scelto di vivere vicino al monastero in un piccolo appartamento in città  per seguire da vicino  la transazione del passaggio del monastero e la sua alienazione e nel quale pago l’affitto non piccolo e tutte le utenze necessarie, grazie a un piccolo quid che la superiora mi ha messo su un conto corrente prima di separarci, (sono al secondo anno di esclaustrazione che finirò nel febbraio 2021) E in questo appartamento che è diventato come un piccolo monasterino cittadino,  ho  sognato ancora  con gioia quasi infantile  di poter vivere  in una comunità che almeno per tanti e tanti altri anni ancora sarebbe stata lontana dal pericolo della sua estinzione e con la quale mi sentivo legata da profondo affetto e sintonia di vita,  ma anche qui sono nate difficoltà aggravate dal coronavirus che ha colpito la comunità per   un mio eventuale inserimento,  e allora oggi mi chiedo: Spirito Santo, ma cosa devo fare ancora? Dove devo andare a vivere? Con chi?  A chi posso dire e confidare che ho il terrore di andare nell’unico posto che mi ha mostrato accoglienza e benevolenza?  Ho una buona salute, ho imparato fin da piccola grazie all’educazione ricevuta dai miei genitori a badare a me stessa e ad affidarmi a Dio con tutte le mie forze, ma le forze dello Spirito mi stanno venendo a mancare. Anche perché il mio compito di concludere la vendita del monastero non è concluso: un semplice documento chiamato VIC (valutazione di interesse culturale) che il ministero italiano della Soprintendenza dovrebbe inviarmi da Roma con la risposta alla mia richiesta di poter alienare i beni del monastero, non mi è ancora arrivato nonostante da gennaio l’iter sia stato totalmente concluso e chissà ancora quanti mesi dovrò attenderlo! Questo documento impedisce il passaggio di proprietà e l’atto notarile che darebbe il via alla realizzazione di un importante centro socio-sanitario per ragazzi disabili della zona dove è ubicato il monastero. E ora che arriva il crollo dell’economia per tutta la nostra nazione e per tanti altri paesi europei, cosa sarà di questo progetto? Chi si è impegnato con tanto entusiasmo a voler realizzare questo progetto nel nostro monastero e ha ottenuto permessi e finanziamenti avrà ancora la volontà di realizzarlo o l’economia sarà anche per loro una difficoltà enorme da superare? Me lo chiedo insieme a tante altre cose!

Certo, in tutto questo cammino non sono rimasta del tutto sola, i Superiori mi hanno supportato e …sopportato! Ma una cosa è un monastero soppresso con la sua conseguente alienazione e una cosa è la vita delle monache soppresse!

E guardandomi intorno, proprio in questo tempo di pandemia, vedo la durissima situazione nella quale   vivono tanti monasteri. Quante di queste sorelle nei prossimi anni vivranno la condizione di monache soppresse e saranno reinserite in altre comunità in luoghi e monasteri totalmente diversi da quelli nei quali hanno vissuto per una vita intera?! In questi mesi, tanti anziani e meno anziani sono morti soli, lontani dalle loro famiglie, dai loro cari, a volte purtroppo senza nemmeno la dovuta assistenza che al contrario spesso nelle nostre comunità si riceve fino all’ultimo respiro con carità e tenerezza.

Mai come in questi mesi mi sono sentita una cosa sola con l’umanità intera. Con questa umanità totalmente fragile, sofferente e sola!  Io ho sofferto e soffro nel cuore, loro, tanti di loro, hanno sofferto e soffrono nel corpo e nel cuore. Non è stato facile vivere la mia fede on-line! Ore ed ore al computer ad ascoltare la Messa del Papa.  A seguire qualsiasi altra sua iniziativa, o dei miei confratelli del mio ordine religioso, o del nostro vescovo e dei parroci della mia diocesi. Ma tutto questo non ha colmato il vuoto dell’Eucarestia quotidiana, della liturgia celebrata insieme, della Pasqua difficile da percepire come Resurrezione e piuttosto ferma ancora ad un Sabato Santo dentro un silenzio profondo al quale non ero abituata e che non avevo mai vissuto.  

Ho cercato, nonostante quello che dentro di me stavo vivendo, di trasmettere speranza e fiducia, serenità e anche allegria in modo particolare a delle persone molto più giovani di me e che non riescono ad avere la forza di sperare in un futuro che ogni giorno di più toglie il respiro perché non sai dove e come andrai a finire, usando la tecnologia e la libertà di tempo che ho a disposizione. Mi sono chiesta tante volte, pregando per queste persone, per i miei cari, per coloro che sono nella sofferenza e nella disperazione: cosa è diventata e come diventerà, se ancora la potrò vivere, la mia vita contemplativa e claustrale?

Allora ritorno alla domanda che mi sono fatta ancora una volta questa mattina, provocata dall’omelia del Papa: rinascere dallo Spirito! Come e dove e quando?

“Davanti alle difficoltà, davanti a una porta chiusa, che loro non sapevano come andare avanti, vanno dal Signore, aprono il cuore e viene lo Spirito e dà loro quello di cui hanno bisogno e vanno fuori a predicare, con coraggio, e avanti. Questo è nascere dallo Spirito, questo è non fermarsi al “dunque”, al “dunque” delle cose che ho sempre fatto, al “dunque” del dopo i Comandamenti, al “dunque” dopo le abitudini religiose: no! Questo è nascere di nuovo. E come si prepara uno a nascere di nuovo? Con la preghiera. La preghiera è quella che ci apre la porta allo Spirito e ci dà questa libertà, questa franchezza, questo coraggio dello Spirito Santo. Che mai saprai dove ti porterà. Ma è lo Spirito.” Papa Francesco nell’omelia di una mattina qualsiasi durante questa pandemia.

Prima che tutto questo succedesse avevo anche un altro desiderio; un piccolo pellegrinaggio a Lourdes dove la mia vocazione era nata quasi 40 anni fa: volevo proprio tornare da…Mia Madre per chiederle ancora una volta di guidare la mia vita. Ho avuto la grazia di andarci per 10 anni insieme a mia mamma e ad una mia sorellina handicappata con l’Unitalsi prima del mio ingresso in convento. Ora anche lei, Maria, è in quarantena, se così si può dire e non si può andare a pregare laggiù e dove si sperimenta nel cuore la sua presenza più che altrove, ma sono sicura che ancora potrà prendermi per mano e aiutarmi e aiutare il mondo intero a vivere questo tempo. Maria Carmen

 

 

Sono passati diversi mesi da quando ho scritto queste riflessioni.  Oggi la conclusione di questo mio tempo sta per arrivare e anche il mio servizio…civile…seppur in ambito monastico religioso, giunge al termine. Anche la realizzazione e presto la apertura   del nuovo centro socio-sanitario assistenziale per ragazzi disabili è quasi pronta.

Mi chiedo ancora oggi tante cose, alcune scontate, altre solo utopiche forse. Saranno ancora tanti i monasteri che chiuderanno in Italia e in Europa?  Forse sì!

 La soppressione è l’unica via per cambiare pagina, per far fronte alla mancanza delle vocazioni e dell’invecchiamento?  A volte ho l’impressione che, come nella famiglia, l’eutanasia o il divorzio, siano come degli slogan per fare delle scelte che non sono per la vita ma per la morte, sia della vita contemplativa sia delle persone che sono state chiamate a viverla. E i fatti di cronaca, delle famiglie e degli anziani, che tutti i giorni sono sotto i nostri occhi lo dimostrano.  Quelli delle monache, per fortuna, non finiscono molto sui giornali!

E ancora mi chiedo: ma la vita contemplativa ha ancora bisogno di spazi immensi, di grandi comunità, di strutture di separazione? Perché la dove ci sono nuove presenze ancora si realizzano grandi strutture per dei monasteri che saranno sempre più abitati da numeri molto diversi da quelli di un tempo? Oggi una grande fascia di umanità vive molto precariamente e senza una casa e noi abitiamo in case vuote e così cariche di pesi per la loro manutenzione e conservazione che nessuno è più in grado di portare.  Allora quel silenzio, che nulla ha a che vedere con il silenzio abitato da Dio, viene spesso condiviso da altre riflessioni e angosce!

E se la pandemia davvero cambiasse le nostre vite? La clausura è una nostra scelta, è una chiamata, è un modo di vivere…è uno spazio vitale dove c’è un rapporto ben preciso con Qualcuno, ma non è e non sarà mai un muro di cinta, una casa isolata lontana dalla città, una grata di separazione o una assenza di tecnologia o di contatti! Perchè la vita claustrale è bellezza, è riconciliazione, è incontro, è dialogo, è un orizzonte, è un infinito, è vita eterna sempre e dovunque. Chissà quanti giovani ancora oggi hanno l’esigenza profonda di vivere questa vita e hanno solo bisogno di qualcuno che li aiuti a trovarla!


10/07/20

Grazie VITA!

Quando mi avete dato la vita chissà come eravate belli! Non ho molte foto di voi che all'epoca avevate 37 e 34 anni rispettivamente. Credevamo tutti che sarei stata l'ultima dei vostri 5 figli ma dopo 9 anni mi avete spodestato dal seggiolino, come si suol dire e mi avete regalato ancora una sorellina. E' con lei, insieme a voi, che oggi, più che mai, ringrazio Dio per il dono della vita che mi avete e ci avete dato! " Quando il cielo contemplo e la luna e le stelle che accendi nell'alto, io mi chiedo davanti al creato: cosa è l'uomo perché lo ricordi? Cosa è mai questo figlio dell'uomo perché tu ne abbia cura?" (Salmo 8).

Fin dal primo mattino a te, o Padre, ci rivolgiamo, perché sei l'unico nostro sostegno: in te solo trova ristoro la nostra sete infinita. Guida i nostri passi con la luce della tua Verità fino a che potremo vedere in pienezza il Tuo Volto. (Padre Davide Maria Turoldo). Grazie VITA !

14/06/20

Corpus Domini; fare memoria!




«Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere» (Dt 8,2). 

Questa mattina Papa Francesco, nella sua omelia per questa solennità, ha messo in evidenza della cose così forti che ancora una volta mi fermo a rifletterci a voce alta. Su facebook questa mattina un giovane di San Colombano, ha pubblicato questa foto senza nessun commento! Il commento lo faccio io anche se forse un po' ampio. Fino allo scorso anno, questo Pertero veniva fatto con tanta gioia e tanto sacrificio nel viale del nostro monastero. 
Quest'anno, il Covid e non solo quello, non hanno permesso che si rinnovasse questa splendida tradizione, ma i giovani, si sa, non si fermano davanti a nulla, e almeno un segno lo hanno fatto nel loro oratorio. Un segno molto forte, che mette ai piedi del calice, un simbolo che non potrà mai più cancellarsi dalla nostra memoria.
<<È essenziale ricordare il bene ricevuto: senza farne memoria diventiamo estranei a noi stessi, “passanti” dell’esistenza; senza memoria ci sradichiamo dal terreno che ci nutre e ci lasciamo portare via come foglie dal vento. Fare memoria invece è riannodarsi ai legami più forti, è sentirsi parte di una storia, è respirare con un popolo. La memoria non è una cosa privata, è la via che ci unisce a Dio e agli altri. >> Papa Francesco

Quei simboli del Pertero 2020 non parlano del solo dramma che il mondo intero ha sofferto e nel quale continua a soffrire, ma parlano anche di dolori forti, molto recenti, che una comunità intera ha vissuto da poco e che ci fanno sentire parte di una stessa storia. Una storia che fa memoria di momenti belli, felici, vissuti insieme e momenti difficili, sofferti, di separazione e di distanza, ma che parlerà sempre dentro i nostri cuori attraverso quella stessa via che tutti ci unisce a Dio e agli altri, nella celebrazione di una Eucarestia che non è un semplice ricordo, ma è un fatto vivo e vero dove la morte e la resurrezione  di Gesù sono davanti a  noi, sono dentro di noi. 
 
Dopo la memoria del bene ricevuto che Israele tramanda al suo popolo, c'è il camino che si è fatto insieme da ricordare. E non sempre questo cammino è stato positivo; a volte ha lasciato dentro di noi tante ferite!
<Tanti hanno la memoria segnata da mancanze di affetto e da delusioni cocenti, ricevute da chi avrebbe dovuto dare amore e invece ha reso orfano il cuore. Si vorrebbe tornare indietro e cambiare il passato, ma non si può. > ci dice il Papa.  Ma celebrare ancora una volta questa solennità del Corpus Domini, mi apre ad una altra riflessione sempre sotto la provocazione forte dell'omelia di Francesco: cosa vogliamo tramandare a chi viene dopo di noi di questo cammino fatto?
<< Sempre avremo davanti agli occhi le nostre cadute, le fatiche, i problemi, della casa e del lavoro, i sogni non realizzati. Ma il loro peso non ci schiaccerà perché, più in profondità, c’è Gesù che ci incoraggia col suo amore. Ecco la forza dell’Eucaristia, che ci trasforma in portatori di Dio: portatori di gioia, non di negatività. Possiamo chiederci, noi che andiamo a Messa, che cosa portiamo al mondo? Le nostre tristezze, le nostre amarezze o la gioia del Signore? Facciamo la Comunione e poi andiamo avanti a lamentarci, a criticare e a piangerci addosso? Ma questo non migliora nulla, mentre la gioia del Signore cambia la vita.>>

La gioia che ho provato nel vedere questa semplice foto su FB  mi ha ricordato una volta di più, che la gioia del Signore cambia proprio la vita. ! A me l'ha cambiata tantissime volte e non ha ancora finito!

<<Il Signore, offrendosi a noi semplice come il pane, ci invita anche a non sprecare la vita inseguendo mille cose inutili che creano dipendenze e lasciano il vuoto dentro. L’Eucaristia spegne in noi la fame di cose e accende il desiderio di servire.>>


Questo è anche il mio sogno e il mio augurio per te, giovane di San Colombano, e per tutti i giovani, quelli che amo perchè li conosco e sono legati a me da una storia di amicizia o di parentela, ma anche per tutti i giovani del mondo che come me sanno che Cristo è vivo e cammina con noi. Buona domenica del Corpus Domini 2020!


 

28/04/20

Slogan eterni e falsi!

Quando ho scritto sul mio diario che la frase :<< quando tutto sarà finito saremo tutti cambiati>> era uno slogan, non credevo che sarebbe stato molto vero, almeno non lo credevo per la comunità ecclesiale. Ma di quale fede e di quale culto stiamo parlando? Di quella Fede evangelica che ci dice chiaramente senza se e senza ma di dare a Cesare quello che è di Cesare e di dare a Dio quello che è di Dio? Di quella Fede che ci hanno trasmesso gli apostoli, dei dialoghi tra Pietro e Paolo nella sincera ricerca del vero bene per il popolo di Dio, della concordia e unanimità delle prime comunità cristiane o delle crociate? Della fede dei nostri genitori? Di quella stessa Chiesa che le porte degli inferi non potranno mai abbattere e che da 2000 anni guida sotto l'azione dello Spirito Santo i suoi figli attraversi pastori santi e illuminati che odorano del profumo del loro gregge, quel profumo che non è mai stato solo il profumo dell'incenso, ma quello della carità e del martirio, o stiamo parlando ancora una volta della chiesa fai da te, quella senza Papa, ne vescovi, ne preti, ne comunione e condivisione, della chiesa che continua a portare tra i banchi del culto le barricate contro i fratelli, uomini e donne e anziani e bambini, siano essi credenti o no, siano essi cristiani o mussulmani o ebrei o buddisti o di qualsiasi altra religione? Ciò che ci divide non saranno mai le leggi di un governo ma l'egoismo, l'orgoglio, la rivendicazione di diritti e mai dei doveri. Sono una carmelitana e sono figlia e sorella di una donna che si chiamava Teresa d'Avila e che è stata indicata al mondo intero come Dottore della Chiesa, che alla fine della sua vita ha detto una cosa, forse oggi non più di moda: Sono Figlia della Chiesa! E' finito da un pezzo il tempo delle contestazioni fine a se stesse, come è finito da un tempo il passivo silenzio di chi si lava le mani come Pilato davanti al dolore umano e all'ingiustizia. La contestazione, in qualsiasi ambito politico o religioso che sia, o ha lo sguardo rivolto al vero bene dell'uomo o distrugge i più deboli, i poveri, gli ultimi molto di più di quanto non facciano le bombe e le guerre. Così come il silenzio complice di chi non osa mai difendere la verità, la lealtà, la solidarietà, il rispetto, i diritti di ogni uomo, siano essi per il corpo o per lo spirito, uccidono la speranza di intere generazioni. Ma mai nessuno mi convincerà che la violenza, sia essa fisica o verbale, potrà restituire dignità e pace a chi soffre, a chi è nel dolore, sia esso umano che spirituale. Per questo non condivido chi oggi sta sfruttando i legittimi desideri di chi desidera con tutto il cuore che questa pandemia finisca e si ritorni ad una vita anche sacramentale e che manca come l'aria, per portare avanti divisioni o ribellioni che nulla hanno a che vedere con la nostra fede cristiana. Tutto il resto è noia...come direbbe qualcuno! Buona giornata!

14/04/20