10/05/20

Auguri Mamma!

La festa della mamma è sempre una festa che ci riempie di tenerezza: sono tante le mamme a cui voglio fare gli auguri. La prima, la mia, che dal cielo è e sarà sempre la mia mamma e che nessuno potrà mai togliere dal mio cuore e dal mio ricordo. E poi ci sono le altre, sorella, cognate, nipoti, chi lo è diventata da pochi mesi e ha già dimostrato immensamente quanto sia stata pronta a proteggere la sua splendida bimba. Ci sono le mie amiche, vicine e lontane, ci sono zie e cugine, ci sono mamme che piangono per i loro figli e mamme che oggi scoppiano di gioia perché la loro figlia sta tornando a casa sana e salva come lo è la mamma di Silvia Romano! E poi ci sono tante mie consorelle che hanno vissuto e vivono tutt'oggi una maternità bellissima e che solo Dio conosce! Ecco, so che l'elenco sarebbe ancora molto lungo ma la maternità più forte alla quale voglio dire grazie, un Grazie infinito, è quella di MARIA. Ad ognuna di queste mamme vorrei poter regalare un mazzo di fiori : lo farò solo con una, la più vicina, ma stringendo nel cuore e nella preghiera TUTTE. AUGURI MAMME E GRAZIE PER IL VOSTRO GENERARE E DARE LA VITA😘

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28/04/20

Slogan eterni e falsi!

Quando ho scritto sul mio diario che la frase :<< quando tutto sarà finito saremo tutti cambiati>> era uno slogan, non credevo che sarebbe stato molto vero, almeno non lo credevo per la comunità ecclesiale. Ma di quale fede e di quale culto stiamo parlando? Di quella Fede evangelica che ci dice chiaramente senza se e senza ma di dare a Cesare quello che è di Cesare e di dare a Dio quello che è di Dio? Di quella Fede che ci hanno trasmesso gli apostoli, dei dialoghi tra Pietro e Paolo nella sincera ricerca del vero bene per il popolo di Dio, della concordia e unanimità delle prime comunità cristiane o delle crociate? Della fede dei nostri genitori? Di quella stessa Chiesa che le porte degli inferi non potranno mai abbattere e che da 2000 anni guida sotto l'azione dello Spirito Santo i suoi figli attraversi pastori santi e illuminati che odorano del profumo del loro gregge, quel profumo che non è mai stato solo il profumo dell'incenso, ma quello della carità e del martirio, o stiamo parlando ancora una volta della chiesa fai da te, quella senza Papa, ne vescovi, ne preti, ne comunione e condivisione, della chiesa che continua a portare tra i banchi del culto le barricate contro i fratelli, uomini e donne e anziani e bambini, siano essi credenti o no, siano essi cristiani o mussulmani o ebrei o buddisti o di qualsiasi altra religione? Ciò che ci divide non saranno mai le leggi di un governo ma l'egoismo, l'orgoglio, la rivendicazione di diritti e mai dei doveri. Sono una carmelitana e sono figlia e sorella di una donna che si chiamava Teresa d'Avila e che è stata indicata al mondo intero come Dottore della Chiesa, che alla fine della sua vita ha detto una cosa, forse oggi non più di moda: Sono Figlia della Chiesa! E' finito da un pezzo il tempo delle contestazioni fine a se stesse, come è finito da un tempo il passivo silenzio di chi si lava le mani come Pilato davanti al dolore umano e all'ingiustizia. La contestazione, in qualsiasi ambito politico o religioso che sia, o ha lo sguardo rivolto al vero bene dell'uomo o distrugge i più deboli, i poveri, gli ultimi molto di più di quanto non facciano le bombe e le guerre. Così come il silenzio complice di chi non osa mai difendere la verità, la lealtà, la solidarietà, il rispetto, i diritti di ogni uomo, siano essi per il corpo o per lo spirito, uccidono la speranza di intere generazioni. Ma mai nessuno mi convincerà che la violenza, sia essa fisica o verbale, potrà restituire dignità e pace a chi soffre, a chi è nel dolore, sia esso umano che spirituale. Per questo non condivido chi oggi sta sfruttando i legittimi desideri di chi desidera con tutto il cuore che questa pandemia finisca e si ritorni ad una vita anche sacramentale e che manca come l'aria, per portare avanti divisioni o ribellioni che nulla hanno a che vedere con la nostra fede cristiana. Tutto il resto è noia...come direbbe qualcuno! Buona giornata!

09/04/20

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Voglio condividere alcune riflessioni di Papa Francesco rilasciate oggi in un intervista virtuale con un giornalista inglese unito ad un video che mi è stato inoltrato da un amico: oggi una nostra giovanissima consorella è andata a fare Pasqua in Paradiso dopo un banalissimo incidente domestico lasciando nello sgomento più forte la sua comunità e tutti coloro che la amano. Sono tante le domande che nascono nel cuore. A volte certe risposte mi arrivano in modo strano ma mi arrivano.

"Dobbiamo affrontare il restare a casa con tutta la nostra creatività. O ci deprimiamo, o ci alieniamo – per esempio, con mezzi di comunicazione che possono condurci a realtà di evasione dal momento presente –, oppure creiamo. In casa abbiamo bisogno di creatività apostolica, creatività purificata da tante cose inutili, ma con nostalgia di esprimere la fede in comunità e come popolo di Dio. Ovvero: una clausura forzata con nostalgia, a uscire dal nostro isolamento deve aiutarci quella memoria che produce nostalgia e provoca la speranza”.
“La creatività del cristiano deve manifestarsi nell’aprire orizzonti nuovi, nell’aprire finestre, nell’aprire trascendenza verso Dio e verso gli uomini, e deve ridimensionarsi in casa. Non è facile stare chiusi in casa. Mi viene in mente in un verso dell’Eneide che, nel contesto della sconfitta, dà il consiglio di non abbassare le braccia. Preparatevi a tempi migliori, perché in quel momento questo ci aiuterà ricordare le cose che sono successe ora. Abbiate cura di voi per un futuro che verrà. E quando questo futuro verrà, vi farà bene ricordare ciò che è accaduto”.
“Avere cura dell’ora, ma per il domani. Tutto questo con creatività. Una creatività semplice, che tutti i giorni inventa qualcosa. In famiglia non è difficile scoprirla. Ma non bisogna fuggire, cercare evasioni alienanti, che in questo momento non sono utili”.
“Le persone rese povere dalla crisi sono i defraudati di oggi che si aggiungono a tanti spogliati di sempre, uomini e donne che portano «spogliato» come stato civile. Hanno perduto tutto o stanno per perdere tutto. Che senso ha per me, oggi, questo perdere tutto alla luce del Vangelo? Entrare nel mondo degli «spogliati», capire che chi prima aveva adesso non ha più" Papa Francesco

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01/04/20

E dopo che faremo?


Ora che il primo mese è passato, ora che ci si illude o meglio… si spera che magari tra 15 giorni tutto questo finisca, la domanda più forte che senti dire è: cosa farai quando potrai uscire di nuovo? Lo so, sono una suora, sono credente, magari ho, che ne so’, un po’ di schemi fissi in testa, ma una cosa è certa: continuerò a fare quello che sto facendo ogni giorno, ringraziare Dio perché anche oggi mi sono svegliata, c’è il sole, i miei cari stanno bene almeno per quello che è possibile stare, così pure tanti amici, fratelli e sorelle sparsi nel mondo.  Solo che forse andrò a farlo in chiesa, parteciperò alla Messa…e anche se non sono proprio come mia madre o mia sorella, forse accenderò una candela alla Madonna ma di sicuro le porterò un mazzo di fiori! E continuerò a pregare! Il virus non mi ha certo messo né in quarantena con la preghiera né mi ha contagiato il cuore per cui, semplicemente, continuerò a vivere. Vivere! Mai come in questi mesi questa parola è esplosa nella vita di milioni di persone al mondo! Davanti a tanta morte, sommersi dalle immagini più dure che da tanti parti del mondo arrivavano in contemporanea, dalla corsa contro il tempo per salvare una vita che migliaia e migliaia di persone hanno fatto anche a costo di perdere la propria, come purtroppo è accaduto,  con una dedizione totale inimmaginabile prima, davanti ad un dolore così profondo e a un nemico così invisibile, l’unica parola che riuscivamo tutti a borbottare e a gridare nel silenzio più totale del nostro cuore era: vita! Ce la Faremo! A Far che? A ricominciare a vivere! A continuare a vivere! A volere la vita al di sopra di tutto. Ma quale vita?  Per carità, una vita in salute, una vita con un lavoro stabile, con il necessario per fare una vita dignitosa, serena, con i nostri affetti più cari, e che vuoi, con la possibilità di fare un periodo di vacanza (se per caso questi mesi non fossero stati sufficienti!) per godere, umanamente parlando, della bellezza della vita e del creato, mare, montagna o collina che sia. In questi giorni sento tante persone che dicono in pubblico e in privato: nulla sarà come prima! Noi non saremo più come prima! Tutto questo ci ha cambiati profondamente! Lo dicono i politici, lo dicono gli artisti, lo dicono gli uomini comuni, uomini di chiesa, lo dicono persino i bambini! Ma in questi giorni così tristi, gli italiani e tanti, tantissimi altri uomini e donne in tantissimi altri paesi del mondo, hanno dato il meglio di sé: hanno amato, hanno condiviso, hanno pianto insieme, hanno lottato uno accanto all’altro, non hanno guardato in faccia a niente e nessuno, né alla razza, al colore, al partito, alla religione, all’età, alla persona ricca o povera che fosse! Hanno visto solo l’uomo e la donna che avevano un unico diritto, uguale e identico al mio: vivere. E si sono sentiti uniti, si sono sentiti popolo, si sono messi a cantare e a ballare, ma soprattutto si sono decisi a sperare! A sperare in chi? In cosa? Nella scienza, certo, nella possibilità dell’uomo di poter vincere questa guerra. Ma hanno anche pregato, chi lo ha sempre fatto e chi magari non lo faceva da tanto tempo: perché nel cuore potevi solo avere una certezza: Dio può salvarti! Ci sono tanti modi per sentirsi salvati o per lo meno…guariti! Uno di questi è l’intelligenza che l’uomo ha per arrivare a sconfiggere il nemico, con un farmaco, con un vaccino, con una scelta politica ed economica, con uno stile di vita. Ecco, dopo, quando tra qualche mese tutto sarà finito o in via di soluzione, sarà ancora tutto come prima o sarà davvero un mondo nuovo? Io continuo a vivere…e a pregare perché il miracolo avvenga!  E nel frattempo…coltivo l’orto in casa! Buona giornata!

21/03/20

Di cosa moriro?


(non state a leggermi se sono troppo lunga... ma solo se avete più tempo da perdere in questo tempo di pausa forzata per tutti! )

Quando una giovane suora di soli 24 anni versava in gravi condizioni fisiche e stava per arrivare a quel giorno fatidico in cui sarebbe passata all'altra riva, le sue consorelle un po troppo curiose, sapendo che lei era una persona speciale, le chiesero in confidenza: " ma tu, di cosa morirai?" (Era malata di tubercolosi. ) E lei proprio perché era speciale diede la risposta più assolutamente normale che esista al mondo:" morirò di morte!" E ancora" Ma non sarà la morte a cercarmi bensì il buon Dio". E quando la morte per davvero bussa alla sua porta lei dice a chi le sta intorno che" non muoio. Io entro nella VITA"
Si chiamava Teresa del Bambin Gesù o Teresa di Lisieux come è più conosciuta.
In questi giorni così duri per tanti di noi, amici, familiari, conoscenti, sconosciuti, giovani o anziani, semplicemente italiani, europei o semplicemente abitanti di questo mondo, tutti abbiamo il terrore di combattere contro un nemico invisibile che attacca la nostra vita e purtroppo tante volte vince la battaglia e lascia nel dolore più duro tante famiglie. Anche se ...io sto a casa... come quasi tutti noi, mi capita ogni giorno di più di sentire persone piene d'angoscia, nel panico, con tanta difficoltà a vivere questa quotidianità anche quando, grazie a Dio, non si è positivi al coronavirus o peggio con familiari o persone care ricoverate in ospedale. E tutto sommato non è che io mi senta al di sopra di ogni sospetto, cioè non è che i miei pensieri siano sempre sopra le stelle del firmamento in un cielo spettacolarmente blu e pieno di sole! Ma anche quando l'orizzonte può in qualche modo nascondere i segni di speranza per mia fortuna mi viene incontro il patrimonio esistenziale di chi mi ha formato nei giorni della mia vita. Mi viene in mente mia madre e mi chiedo come avrebbe accolto e vissuto questi giorni se fossero stati i suoi e mi immagino che sarebbe stata h24 con il rosario in mano e con le candele accese davanti ai suoi innumerevoli santi in una supplica continua al Signore e alla Madonna. Mi vengono in mente tante persone che ho incontrato per 10 anni nei miei viaggi a Lourdes che anche se inchiodate da anni e anni sopra un letto o su una carrozzina hanno continuato a sperare grazie all'amore di chi viveva con loro e per loro, regalando a me e a tanti giovani molta più forza e gioia con i loro occhi e sorrisi di quanto si potesse anche lontanamente desiderare al mondo. Mi vengono in mente tanti miei amici sacerdoti, la maggioranza dei quali oggi sono davanti al volto di Dio, che, a differenza della esperienza di Celentano nella sua canzone "Azzurro" , un prete per chiacchierare l'ho trovato tante volte e hanno speso il loro tempo e la loro pazienza a sostenere la mia giovinezza e ad insegnarmi con la loro testimonianza ( che per grazia di Dio nella stragrande maggioranza dei casi è stata splendida, cristiana e umanamente arricchente!) i veri valori della vita; l'amicizia, la sincera donazione agli altri, la condivisione, gli ultimi e i poveri come compagni di viaggio, la libertà di spirito e la famiglia, quella originale e quella che mi è stata donata, e infine la scelta di fede responsabile e vitale. Penso ancora alla formazione ricevuta in monastero, alle tante sorelle e confratelli che il Signore mi ha dato per oltre 37 anni con la loro esperienza di vita personale e con quella comunitaria che abbiamo avuto la grazia di vivere insieme. Penso a tutto questo e a tanto altro e mi sento piena di vita, di vita altrui, di vita vissuta tra momenti molto dolorosi e gioie immense e impossibili da dimenticare. E allora mi dico; come morirò e di cosa morirò? Mi verrà un infarto, in ictus e passerò lunghi giorni in ospedale, avrò un incidente con la macchina o capiterà un terremoto e morirò sotto le macerie come tanti nostri fratelli che in questi ultimi anni hanno perso la vita mentre dormivano? Un malattia arriverà improvvisa e dovrò lottare anch'io contro il tempo per superare cure devastanti? O ancora più reale e purtroppo prevedibile ai nostri giorni: un attentato terroristico mentre in una giornata piena di sole hai solo il torto di essere al supermercato a fare la spesa o su un treno per raggiungere in un fine settimana la tua famiglia per passare un momento di festa con loro? Potrei continuare l'elenco all'infinito ma non cambierebbe il finale; morirò di morte! E allora perché questo benedetto virus mi deve togliere il respiro? No, non glielo permetterò! Voglio vivere e con l'aiuto di Dio, voglio entrare anch'io un giorno in quella stessa VITA che tanti altri nostri amici, fratelli e sorelle vivono già in pienezza. E tra questi ci sono oggi tutti quelli che in questi mesi, in Italia e altrove, hanno perso questa battaglia contro questo virus, ma che dal cielo di certo aiuteranno tutti noi a vincere la guerra contro la disperazione e l'angoscia e la paura. Buona domenica!


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19/03/20

Rimedi naturali contro i vari virus che possiamo incontrare nella vita.

Questa mattina, ascoltando la Santa Messa del Papa e ascoltando il suo invito all'adorazione, mi sono ricordata di quando facevamo l'adorazione eucaristica in monastero e alla fine, le nostre anziane ci dicevano: porta l'incenso che sta ancora bruciando nel turibolo nei corridoi e nelle celle perché l'incenso manda via i microbi! Confesso che ho sempre riso di questa credenza. Ma per farle contente, specie il giovedì santo, andavo in giro per la casa con il turibolo quasi a benedire simbolicamente anch'io la casa e noi stesse. Oggi mi sono ricordata di tutto questo e siccome in casa ho un bel pacchetto di incenso che ho portato con me dal monastero, ho acceso l'incenso e sono andata a profumare questo piccolo eremo con il cuore rivolto a Dio nella preghiera per tutti coloro che stanno lottando contro questa drammatica pandemia.
Ma ho anche cercato su internet se questa tradizione delle mie consorelle anziane era in qualche modo convalidato scientificamente e con mia sorpresa ho trovato tanti riscontri in merito: https://www.macrolibrarsi.it/speciali/incenso-benzoino-tutti-i-benefici.php

16/03/20

Primavera per la vita!

Buon giorno!
Non so più chi mi segue su queste pagine: forse nessuno, forse qualcuno ancora si affaccia sul web su questo blog!  Ma mai come oggi sento il bisogno di scrivere, di condividere i miei pensieri e sentimenti. Siamo nel pieno della esplosione della primavera che si apre alla vita con la natura nonostante i nostri incoscienti attacchi alla bellezza che il Creatore ha donato a tutti noi. Avremo tutti voluto parlare di primavera, di fiori, di nidi di uccelli, di cieli azzurri e invece parliamo di ospedali pieni di malati gravi, di migliaia di persone chiuse in casa, di chiese e obitori pieni di salme di tanti nostri fratelli e sorelle che improvvisamente in pochi mesi sono andati a vedere il volto di Dio senza che nulla potesse far loro pensare che questo passaggio fosse così imminente. E' davvero drammatico trovarsi immersi in così poco tempo in una situazione che mai e poi mai avresti nemmeno pensato di vivere in prima persona.  Sono una suora  e il fatto di trovarmi chiusa in casa  lontana dagli affetti più cari, è una realtà che ho scelto tanti anni fa con molta lucidità e direi anche con gioia perché la vita che ho scelto di vivere è una vita che non esclude, che non priva, che non limita spazi e confini ma al contrario ti unisce in un legame molto più forte e profondo con fratelli e sorelle che non sempre  hanno i soli  confini di sangue o d'amicizia. Ma trovarmi per la prima volta in vita mia davanti a qualcosa che non solo ti allontana da quei segni che nella mia giornata erano come scontati e forse mai pienamente e profondamente vissuti se pur nel mistero come l'Eucarestia quotidiana, la condivisione della tua fede con i fratelli e le sorelle, quel sentirti ed essere chiesa dentro uno spazio anche fisico che racchiude una Presenza che accompagna gli istanti e i battiti del tuo cuore 24 ore su 24. Trovarmi davanti a un computer, ad una televisione e cercare di sentirmi in comunione, vicina, quasi fisicamente tenuta per mano (in tempi in cui anche questo gesto è proibito!) dal Papa, da fratelli sacerdoti che non vedi da una vita e da quelli che da qualche tempo senti solo con un telefono, e  leggere meditazioni, che in tempi più sereni scandivano le giornate della tua quaresima vissuta dentro un monastero, tutto questo ha in parte colmato la mia solitudine e facilitato il mio accogliere queste misure necessarie restrittive di questo mio piccolo spazio vitale . Rallegrarmi ogni qualvolta grazie ai social puoi sapere se il tal convento sta bene, vedere le loro foto o i loro video che ti dicono che pur lottando e soffrendo i sacrifici  che tutti vivono, la speranza non ci abbandona. Ma tutto quello che può in qualche modo toccarmi più da vicino è niente in confronto a quello che tanti nostri fratelli e sorelle stanno vivendo oggi.  Io non ho vissuto la guerra, non ho mai vissuto esperienze drammatiche di esodo, di miseria, di bombardamenti, di violenza, ma  ho sentito i racconti di miei nonni e dei miei genitori, ho accolto le lacrime di una consorella che ha conosciuto la vita in campo profughi negli anni più teneri della sua vita, ho sentito tantissime volte il racconto di vita dei giorni attuali di tanti miei fratelli missionari e missionarie che ogni giorno...molto lontani dalla nostra pacifica vita occidentale, danno la vita tra i  saccheggi ai villaggi  e la morte più orribile di tanta povera gente la cui vita vale molto meno di un granello di polvere. Oggi mi sento coinvolta in tutte quelle corsie dell'ospedale dove tanti, troppi, nostri connazionali e non solo, stanno lottando per poter ancora vedere un giorno di questa primavera che li ha fatti sprofondare, insieme a tutte le loro famiglie, ai loro amici e colleghi, in un inverno dei più rigidi che mai avresti nemmeno immaginato di vivere. Un inverno che sembra più un inferno  di dantesca memoria e che è difficile, molto difficile sognare di vederlo presto all'orizzonte cambiare da un cielo illuminato con  uno splendido arcobaleno che dimostra al mondo intero la fine di un brutto temporale.  Penso a tutti quei medici infermieri,volontari, militari e forze dell'ordine e perché no, anche a tutti i nostri politici che lontani da polemiche e inutili litigi, stanno sforzandosi onestamente di trovare le migliori soluzioni per far fronte a questa immane tragedia e che sono stremati e che non possono permettersi il lusso nemmeno di dare un bacio ai loro bambini o di fermarsi un attimo a sorridere ai loro cari, quasi ad allentare la tensione nella quale sono ingabbiati da settimane e settimane per strappare alla morte anche un solo uomo o donna o giovane o anziano e peggio ancora ad un bambino! Penso e soffro con loro. Penso e mi sento scoppiare in testa una canzone di un giovane cantautore dei nostri tempi che ti dice: "prima di sparare, di dire , di giudicare, prova a pensare, resta un attimo soltanto  un attimo di più , con la testa tra le mani! Pensa! Perché ci sono stati e ci sono uomini che con coraggio e dedizione hanno scritto e scrivono pagine di vita"  anche per me, anche per te, per tutti noi! Pensa che la speranza dipende da noi, da me e da te, da tutti noi. La speranza è questa esplosione di primavera che tra i sassi fa fiorire per prime margherite e viole tra i sassi e nei deserti della nostra vita. La speranza è sorella della Fede, si, ma è anche un legame indissolubile con  una umanità   capace di accogliersi, amarsi e sentirsi davvero tutti sulla  stessa barca a cercare e a volere un bene molto più grande di cui tutti, nessuno escluso, abbiamo bisogno.

27/02/20

Cenere e pulizia





"La cenere che riceviamo ci ricorda un secondo percorso, quello contrario, quello che va dalla vita alla polvere. Ci guardiamo attorno e vediamo polveri di morte. Vite ridotte in cenere. Macerie, distruzione, guerra. Vite di piccoli innocenti non accolti, vite di poveri rifiutati, vite di anziani scartati. Continuiamo a distruggerci, a farci tornare in polvere. E quanta polvere c’è nelle nostre relazioni! Guardiamo in casa nostra, nelle famiglie: quanti litigi, quanta incapacità di disinnescare i conflitti, quanta fatica a chiedere scusa, a perdonare, a ricominciare, mentre con tanta facilità reclamiamo i nostri spazi e i nostri diritti! C’è tanta polvere che sporca l’amore e abbruttisce la vita. Anche nella Chiesa, la casa di Dio, abbiamo lasciato depositare tanta polvere, la polvere della mondanità.
E guardiamoci dentro, nel cuore: quante volte soffochiamo il fuoco di Dio con la cenere dell’ipocrisia! L’ipocrisia: è la sporcizia che Gesù chiede di rimuovere oggi nel Vangelo. Infatti, il Signore non dice solo di compiere opere di carità, di pregare e di digiunare, ma di fare tutto questo senza finzioni, senza doppiezze, senza ipocrisia (cfr Mt 6,2.5.16). Quante volte, invece, facciamo qualcosa solo per essere approvati, per il nostro ritorno di immagine, per il nostro ego! Quante volte ci proclamiamo cristiani e nel cuore cediamo senza problemi alle passioni che ci rendono schiavi! Quante volte predichiamo una cosa e ne facciamo un’altra! Quante volte ci mostriamo buoni fuori e coviamo rancori dentro! Quanta doppiezza abbiamo nel cuore... È polvere che sporca, cenere che soffoca il fuoco dell’amore." Papa Francesco omelia Mercoledì delle Ceneri 2020

L'ultima volta che ho scritto qualcosa tra queste pagine ho parlato di una persona. Le notizie che in questi giorni sono arrivate dall'Arche en France mi hanno sconvolto.  E credo che abbiano sconvolto tutti coloro che per più di 50, 60 anni hanno amato quest'opera che attraverso un uomo  è arrivata a portare l'amore di Dio in tutto il mondo tra le persone più abbandonate e fragili di questa società. Lascio ogni commento o giudizio a chi deve e può vedere questa situazione, ma una lezione mi viene ancora una volta nella mia vita di cristiana: solo Dio è Santo e solo Dio può rimuovere ciò che sporca o soffoca il fuoco del suo amore. Papa Francesco me lo ricorda, lo ricorda prima di tutto a me. Lo ricorda a ciascuno di noi, che in questo tempo stiamo vivendo panico e angoscia nel mondo intero per il virus che sta contagiando milioni di persone nel mondo intero. Ci ricorda ancora una volta che un virus  ci uccide e ci sporca forse molto di più ed è quello dell'ipocrisia.