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14/11/08

Novembre: vento di morte o passione di vita?

Circa 8 anni fa sono andata in famiglia per la morte di mio padre. C'era una delicata situazione da affrontare e ho passato un mese insieme ai miei fratelli e alle mie sorelle per trovare la soluzione migliore. In quell'occasione sono andata spessissimo in cimitero. Non solo perché era ancora troppo vivo in me il ricordo di mio padre o perché avevo l'occasione unica di recarmi sulla tomba di mia madre che non avevo mai avuto la possibilità di visitare, essendo in monastero, ma anche perché in quei giorni ho fatto un esperienza molto bella e ancora oggi, a distanza di tanto tempo, la conservo viva dentro di me. Avevo sempre percepito l'atmosfera del cimitero come una atmosfera triste, un luogo dove andare giusto una volta all'anno per portare qualche fiore ai nostri parenti o in casi di lutti, per la sepoltura, ma non era certo un luogo dove sostare a lungo, specialmente quando ti incontravi faccia a faccia con la sofferenza più dura di qualcuno che aveva appena perso una persona cara. Ma in quell'occasione non fu così per me. Forse a causa della scelta di vita che ho fatto o forse per il nuovo orizzonte che guida la mia vita, le mie visite al cimitero sono state come una lunga passeggiata in un bosco stupendo, pieno di vita, pieno di volti e di colori. Ho provato la gioia di camminare piano, senza nessuna fretta, ammirando le tombe, quelle semplici e quelle più complesse, l'arte delle composizioni floreali, i piccoli giardini nei prati tra una muro lunghissimo di tombe e il silenzio profondo che regnava al punto da farmi sentire per qualche istante come presente nel mio monastero pur essendone lontana migliaia di chilometri. Mi trovavo nella mia città nel mese di gennaio, il freddo intenso e il periodo in cui non vi è un grande afflusso nel camposanto, rendeva ancora più misterioso il clima che sentivo nel cuore: pregavo dentro di me, ricordavo volti e attimi di vita passati insieme a chi era ormai entrato in un altra dimensione della vita e con mio grande stupore mi sentivo attratta da quel posto, andavo via malvolentieri quasi con nostalgia. La nostalgia di una presenza, di una morte che non aveva detto la parola fine ma che proprio dentro un metro di terra o dietro una lastra di marmo continuava a vivere l'unica vita per la quale vale sempre la pena di vivere. La vita dell'amore, dell'amore donato e dell'amore ricevuto, dell'amore che non si è fatto in tempo a vivere in pienezza o che forse non si ha mai avuto il coraggio di dichiarare. L'amore ferito e strappato e l'amore vissuto per lunghissimi anni nella fedeltà fatta di piccole e grandi cose. In cimitero più di un qualsiasi altro posto al mondo ho guardato tante persone sconosciute negli occhi, mi sono sentita interpellare profondamente e mi sono anche sentita come a Casa, circondata da tantissima gente che aveva varcato, come disse Giovanni Paolo II, la soglia della Speranza. La Speranza Cristiana fa l' esperienza della speranza perchè tocca con mano che la vita non è tolta ma trasformata. Oggi quando pensiamo alla morte sentiamo una grande paura e un angoscia spaventosa: il solo pensiero ci da la sensazione che qualcosa o qualcuno voglia impedirci di vivere! Io credo però che l'unica cosa che può farci veramente morire o che ci possa togliere veramente una persona cara, sia la rinuncia all'amore. Questa è la più triste dichiarazione di fallimento della vita, di qualsiasi vita, questa uccide la passione per la vita, questa è l'unica vita senza ritorno. con amicizia ciao!

3 commenti:

  1. L'esperienza della visita al cimitero è una delle più "interessanti": percepisco una Presenza o più Presenze che mi avvolgono; e mi sento veramente immerso nell'Eterno e posso entrare in comunione profonda con le persone che lì riposano, genitori, parenti, amici, sconosciuti…
    E la pace entra nell'anima con la nostalgia del Paradiso…
    Luigi

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  2. Carissima Maria Carmen,
    è pochissimo che ho scoperto il tuo blog, ma mi sento già di affermare che tornerò spesso a trovarti. Per un non credente è difficile accettare la morte, ma, credo, molto più arduo è combattere con la sofferenza, sia sotto forma di una remota paura sia quando essa sia entrata davvero nella nostra vita. mi riferisco innanzitutto alle malattie, ma anche le sofferenze dell'anima spesso ci lasciano come morti.
    E tuttavia, tutti, anche i non credenti che abbiano un'etica e un rigore morale, VOGLIONO che la loro vita abbia un senso. quindi sì, forse anche passeggiare per i cimiteri come hai fatto tu può essere un modo per sorridere di noi, dei nostri avi, del ciclo della vita. un giorno potremmo scoprire che c'è altro oltre le nostre ossa e il nostro incerto vagare. non dobbiamo avere paura, c'è tanto da conoscere e da scoprire. grazie a nome di tutti i non credenti-pieni di speranza.

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  3. CARISSIMA SORELLA, OGGI PER ME è UN TRISTE GIORNO.
    HO PERSO UNA CARA AMICA E GUARDA CASO , APRENDO IL PC, NON Sò COME MA SONO ARRIVATA A TE.SONBO FELICE DI QUESTO.
    GRAZIE ...GRAZIE...CON QUESTO TUO INTERVENTO MI SENTO MOLTO MEGLIO....IO SONO LEGATA ALL'AMICIZIA "SPIRITUALE" E NON, CON AMICHE SORELLE DI CLAUSURA A CITTA' DELLA PIEVE...LE CLARISSE.
    LORO MI AIUTANO MOLTO MA DA OGGI HO ANCHE TE....
    UN GROSSO ABBRACCIO.....E AUGURI SINCERI PER LA SETTIMANA DI PREGHIERA IN ATTESA DEL SANTO NATALE..UN BACIO ..MAMYLELLA

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