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10/02/09

Quale silenzio?

Nella mia vita parlare di silenzio ha sempre avuto un riscontro molto chiaro. Uno dei cardini della vita contemplativa è questa dimensione così profonda che l'essere umano sperimenta nel suo cammino di fede e che l'accompagna nel quotidiano incontro con Dio, con gli altri e soprattutto con se stesso. La scelta di vivere una vita di silenzio non è e non può essere qualcosa imposta da fuori o da qualcuno: il silenzio lo senti prima dentro e poi lo vivi. Per me il silenzio è un momento sacro che l'essere umano ha la capacità di vivere senza nessuna pressione esterna ma semplicemente ascoltando il suo cuore. Il silenzio ti mette dentro delle domande così dure e così forti che richiedono un coraggio pazzesco perché tu le guardi in faccia anche se ti senti incapace di dare delle risposte o per lo meno di dare delle risposte valide per tutti. Quante volte nella vita capita di dover passare dei periodi o dei momenti che sembrano eterni, di totale silenzio intorno a noi e ci sentiamo come presi da una pinza e sospesi nel vuoto: la malattia che sta conducendo pian piano il nostro corpo alla morte o la fine di un rapporto o la disperazione davanti ad una situazione assurda di un'infinità di errori che improvvisamente portano a galla un nostro totale fallimento sul lavoro o negli affetti familiari, ci costringe a vivere nel silenzio un dolore così profondo che avremo invece bisogno di gridare e sbattere fuori dal nostro cuore. Oppure ci troviamo davanti ad uno spettacolo stupendo della natura, in cima ad una montagna o davanti alle cascate del Niagara e dentro di noi piomba un silenzio così profondo che restiamo come immobili e incapaci di dire o ascoltare qualsiasi cosa o persona perché siamo come catturati dentro di noi dalla bellezza che abbiamo davanti. Il dolore come la gioia e lo stupore accompagnano sempre l'esperienza del silenzio dentro di noi, perché ci danno la capacità di accogliere la nostra dimensione umana nella sua verità. Una verità fatta di limite e di infinito. Una verità che non puoi gridare e che non puoi tacere: è dentro di te, ti appartiene e ti accompagna per tutta la vita e per chi crede, anche dopo. Oggi senti dire spesso: " ora è il tempo di fare silenzio, che tutti tacciano, che il tale o l'altro è meglio che stia zitto!" Ma io credo che il silenzio non si possa fare, io credo che il silenzio non si possa chiedere o imporre a nessuno: io credo che dobbiamo vivere del silenzio e dopo possiamo aiutare gli altri a farne esperienza. Buona giornata!

4 commenti:

  1. Carissima Maria Carmen,
    le tue riflessioni sono sempre molto stimolanti, per me. Nei giorni scorsi ho cambiato casa, con tutto il trambusto che comporta impacchettare e spacchettare le proprie cose. In certi momenti avrei voluto gridare dallo sconforto, sentendomi incapace di darmi il giusto tempo per ritrovare un ordine tra gli oggetti, metafora perfetta di squilibrio interiore. ecco, dopo essermi affannata più del dovuto, da un paio di giorni ho capito che la migliore arma contro il caos era tacere e semmai fermarsi a guardare lo splendido panorama che ho la possibilità di guardare dalle mie finestre.
    so che il trasloco è una piccola ambascia rispetto ai grandi dolori e alle sofferenze più profonde, però anche momenti di questo genere possono far riflettere e aiutarci a cambiare atteggiamento. oggi poi ho letto le tue parole che mi confortano e mi danno energia. Grazie, un abbraccio sincero
    Alessandra

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  2. Cara suor Carmen grazie di queste tue riflessioni, per me il massimo è quando riesco a fare silenzio in mezzo al caos quotidiano, dentro ad un centro commerciale, magari osservando le persone, e riuscire a fare una piccola meditazione, ma la cosa più bella penso sia quella di fare silenzio davanti ad un amico, un collega in difficoltà un famigliare, ecco il nostro silenzio come presenza, ascolto ciao a tutti vi voglio bene!!!!!!

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  3. Bell'argomento Suor Maria Carmen.
    Il Silenzio da me tanto cercato e poi trovato nel corso degli anni del mio cammino.
    Dici bene quando dici che il Silenzio non si chiede né si impone. Lo si trova un giorno dentro noi. Dapprima non ce ne accorgiamo, perchè lo cerchiamo fuori. Ho frequentato un sacco di volte l'Eremo di Montecasale, patria del Silenzio, ma non scattava mai la scintilla. Stavo bene, una preghiera e una breve sosta, ma nel cuore sempre tumulto e ansia. Però quel Silenzio mi piaceva. E cosi facendo continuavo il mio cammino, tra un'ansia e l'altra e nel caos della vita di creatura fragile. La preghiera era abitata da improvvise distrazioni. Ma la perseveranza nella preghiera ha portato ad attenuare le distrazioni e a farmi ritrovare in un "silenzio" interiore. Da qui è scattata la preghiera silenziosa che si amplifica se mi trovo in un luogo silenzioso, davanti a Lui esposto o anche in mezzo alla natura, intesa come riconoscimento dell'Autore del mondo che ci circonda. Lo stupore mi accompagna e di colpo la gioia mi invade. Su questo amore per la Natura ha sicuramente influito la mia vicinanza con i luoghi francescani più importanti. Ho dovuto scrostare le mie resistenze di vita e permettere alla Luce di entrare nel mio cuore. Spero che il Signore ancora mi plasmi e mi conduca a continue conversioni.
    Buon silenzio a tutti.
    diggiu

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  4. Il mio faccia faccia con il Silenzio è stato durissimo, un dolore lacerante per aver riconosciuto una solitudine che nessun uomo avrebbe potuto colmare. Nel cercare consolazione nell’uomo sono arrivata a scontrarmi con muri impenetrabili contro i quali si è infranta la mia ostinazione e si è manifestata la mia impotenza, fino a divenire disperazione e lì L’ho trovato, li mi ha raggiunto! Ho incontrato una persona, da cui mi aspettavo tutto, e dopo averla creduta dio, l’ ho scoperta muta e senza sguardo. Mi sono specchiata in lei e vi ho riconosciuto il mio non essere senza di Lui. E’ in questo doloroso silenzio, che il Cristo mi ha toccata. Ora sento di appartenergli, nonostante le mie infedeltà. Avverto, da allora, un’intimità con i piccoli e i semplici che mi offre un calore insperato. La meraviglia accompagna questa straordinaria dinamica dell’amore. Sento l’amore che arriva, mi attraversa, raggiunge l’altro e torna, lo sento fluire in un circolo senza fine: Gesù che viene a Gesù e che a Gesù torna!
    Riconosco nelle mie ferite il varco per questo amore, chiedo che mai si chiudano; nel dolore, posso continuare a godere della possibilità di accogliere il Cristo, sorgente d’amore e di consolazione. Nel dolore posso provare la mia fedeltà a Colui che ha lasciato che lo mettessi in croce, per la mia salvezza. Amo ormai le mie ferite e sto imparando ad amare anche la mia solitudine, luogo inespugnabile, dove Lui solo arriva e ci rimette in comunione con tutti.
    Sto imparando anche ad amare la notte, le mie tenebre non mi fanno più paura, so che c’è una Luce che riempie ogni notte e la Parola ogni silenzio. Mi sento in compagnia di tutti i soli del mondo, insieme a loro sto con Gesù nel Getsemani; vivo nella pazienza e con la pace nel cuore i momenti più bui e godo della Gioia che solo Lui può dare.

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