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12/05/19

Non ho finito 2 : buona Domenica delle Vocazioni !

In questi giorni tanti avvenienti mi rimbalzano nella mente come una moviola dopo una partita di calcio. Il Signore ha chiamato a sé, tra tanti uomini e donne del mondo, Jean Vanier, fondatore di una comunità favolosa che si occupa di convivere e assistere tanti uomini e donne portatori di handicap e non solo, in tutto il mondo e particolarmente in Francia dove è nata. Fin dagli anni ‘’80 mi ha affascinato e non solo perché nella mia famiglia vivevo una particolare situazione, ma soprattutto per il suo mettersi in gioco in prima persona rinunciando ad una vita più che brillante, da laico, non da monaco o da sacerdote, ma da semplicissimo uomo libero capace  di fare della sua vita una vita donata e condivisa. Ecco, questo è l’aspetto che me lo rendeva affascinante: la libertà interiore per vivere un servizio al quale sentiva di essere chiamato da una forza interiore così grande che credo che nemmeno lui sapesse quale sarebbe stato poi il cammino che avrebbe fatto e quale testimonianza avrebbe dato al mondo.  Quanto è difficile trovare nella chiesa e nella società questa libertà interiore.  In genere tutti la vogliono per sé ma difficilmente permettono agli altri di averla. Essere liberi è una azione dello Spirito, è la certezza della presenza del Signore nella tua vita, è avere un Sogno che si chiama Amore, che si chiama volto umano, che si chiama bisogno degli altri, di tutti gli altri, comunque siano fatti nel corpo o nello spirito, del loro colore della pelle o degli occhi, dei loro soldi in tasca o della loro tenda sotto i ponti, quegli altri che sono quella componente essenziale del mio essere persona umana e che per tutta la vita mi fa sentire una incompletezza profonda che in fondo si chiama…Resurrezione. Un cristiano la chiama così, una monaca la chiama conversione, una mamma di famiglia la chiama maternità, un non credente forse la chiama più semplicemente ricerca più o meno scientifica e filosofica con la voglia di vivere tutto il possibile e l’impossibile attraverso l’uso della ragione. Ma in tutti c’è un comune denominatore: bisogno di libertà. Quasi che l’essere costretti dentro un corpo che ha i giorni contatti, più o meno lunghi, ti metta dentro una sete infinita di qualcosa che nemmeno tu sai definire. Io l’ho chiamata tante volte con tanti nomi, tante situazioni, tante esperienze personali e comunitarie, ma non è finita.  E’ come un palazzo perennemente in costruzione; a volte ci sono terremoti che lo buttano a terra o che lasciano delle lesioni tra le pareti delle stanze, a volte non hai i soldi per pagare gli operai che ti aiutano a costruirlo e ti devi fermare: ma hai sempre bisogno di quella Casa, hai bisogno di costruirla, di rimetterla in piedi o di andare avanti nel progetto di quella costruzione. Questo è il mio Sogno: Risorgere per finire questa Casa che qualcuno mi ha affidato quando nel Suo pensiero eterno ha pensato a me e mi ha dato una vita da vivere su questo pianeta. ( continua)



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