03/01/09

Epifania...tutte le feste porta via???

Mi ha sempre colpito questo proverbio perché l'ho sempre sentito come una presa in giro di chi fino a quel momento ha cercato di vivere , chi più chi meno, in diversi modi, nei giorni del tempo del Natale, un momento di serenità e gioia. Se una festa è capace di portare via tutto ciò che l'ha preceduta, non è una festa ma una grande tristezza. E se è vero che si spengono le luci e i colori, che finiscono le euforie dei cenoni e dei concerti, io non posso assolutamente pensare che quel bisogno di festa che ogni uomo porta nel cuore possa essere spazzato via dal volta pagina del calendario o dalla fine delle ferie o vacanze che siano. In questi giorni la tristezza ha attanagliato il cuore di tanti di noi nel vedere o nel sentire le bombe sulla striscia di Gaza, ma quel sussulto di umanità che Papa Ratzinger ha chiesto al mondo di avere è diventato per ogni uomo di buona volontà un singhiozzo e un dolore profondo. Credo che anche nella vita della persona più indifferente la tragedia di una guerra non consenta di chiudere gli occhi e le orecchie davanti alle centinaia di uomini e donne e bambini che non hanno nemmeno il tempo di alzare gli occhi al cielo.
Ricordo da bambina la mia festa dell'Epifania come un momento bellissimo, ricco di doni, poveri, semplici, ma enormemente grandi agli occhi miei e dei miei fratelli, ricordo la festa nell'oratorio salesiano e le corse con i sacchi, ricordo la notte di un anno quando io e mio fratello ci siamo alzati nel cuore della notte per giocare nel salotto con la nostra prima ed unica bicicletta , ricordo la tombola giocata a suon di noccioline e di mandarini con i nostri nonni! No, la festa non finiva quel giorno, la festa continuava grazie al clima del Natale appena trascorso quando si riusciva a fare un primo passo verso il perdono delle inevitabili beghe di famiglia che durante l'anno e a volte per anni e anni avevano amareggiato piccoli o grandi, quando si riusciva a pensare a chi stava peggio di noi e si condivideva anche il carbone , quando si sentiva l'esigenza di stare insieme non davanti alla televisione ma davanti al profumo di certi dolci che solo in quei giorni vedevi sbucare fuori dagli armadi accompagnati da qualche bottiglia conservata per le belle occasioni. E si cantava!
In monastero nei giorni che seguono il Natale, le monache (credo che sia così per tutti gli ordini religiosi) , cantano la sera le canzoncine antiche del natale, davanti al presepio, quelle che una volta si cantavano per le strade o nelle chiese di paese. Quelle che ci sono state tramandate da secoli, sempre le stesse e che magari oggi fanno anche un po' sorridere per la loro strana poesia, ma che avevano ed hanno il magico potere di custodire nel cuore il più profondo bisogno di pace che l'uomo vive nel suo cuore.
Non lasciamo che nessun proverbio e meno che meno nessun problema ci porti via dal cuore questo bisogno e per quanto ci è possibile costruiamo ancora giorni di festa per noi e per gli altri. Le tragedie di chi perde una persona cara nel modo più infame possibile o di chi perde un lavoro o di chi conta i giorni e i minuti sopra un letto di sofferenza o di solitudine o di chi sbarra gli occhi davanti ad un carro armato non uccidano mai la nostra speranza e la nostra possibilità di cercare il bene e di detestare il male con tutte le nostre forze. Ciao!

18/12/08

Buon Natale!

Non è facile in questo periodo vedere il cielo azzurro! Nella nostra vita succede di tutto: stiamo andando incontro al Natale con un mare di problemi e sofferenze di ogni tipo e di ogni genere. Se la cronaca non fosse sufficiente a rendere pesanti le giornate per le cose più assurde e più orribili che ti sbatte davanti, e se il maltempo di questi ultimi tempi non avesse reso i nostri giorni piuttosto grigi, ti verrebbe da pensare che sopra la tua testa non ci sia la possibilità di vedere altri colori! E in monastero ci capita anche di vedere arrivare la diretta più drammatica di tante persone che ti chiamano e ti vengono a chiedere una parola, una preghiera e a volte un pezzo di pane che sia anche accompagnato da un sorriso che possa semplicemente illuminare per cinque minuti di speranza la tua vita. Senti nell'aria e nelle luci il Natale che si avvicina. Il Natale è la festa più cara al cuore di ogni uomo, perché un Bambino ci è entrato dentro con la più disarmante bellezza che possa mai conoscersi al mondo. Mi è capitato di sentire una volta una persona che faceva gli auguri di un Buon Natale a delle persone, in questi termini: "buon Natale cattolico, o protestante o laico che sia, ma buon Natale." Mi sono chiesta che senso avesse un augurio del genere. Non so cosa intendesse quella persona per il Natale, ma una cosa è certa: o il Natale è la venuta del Signore tra noi o non c'è nessun Natale. Ma cosa può significare per l'uomo di oggi credere o non credere in un Dio presente ? E' certamente più facile restare indifferenti, è più facile concentrarsi sull'uomo, bello o brutto che sia, per riempire di gioia e di festa e di luci e colori un giorno del calendario che è capace da solo di far esplodere quel bisogno di infinito che ognuno di noi sente dentro. Ma passata la festa, spente le luci, cambiata la pagina del calendario, quel bisogno profondo resta li e non riesci a farlo tacere semplicemente guardando i regali ricevuti o ricordando con foto e filmati i bei momenti vissuti insieme agli amici o ai tuoi cari. I problemi e la vita ti chiamano ancora, nella quotidianità, a guardare in alto, a cercare un cielo azzurro che possa ancora essere un po' ... Natale! Ma Dio è con noi ogni istante della nostra vita : lasciamo che entri ancora una volta nella nostra giornata con la sua tenerezza e con la sua pace e non avremo più bisogno di un calendario per far festa e per farci gli auguri. Buon Natale di cuore a tutti!

19/11/08

21 Novembre: giornata mondiale delle claustrali! Cosa ne pensi?

I monasteri nel mondo, tra difficoltà e nuova fioritura. “Numerosi sono i cristiani e gli stessi religiosi e religiose che vanno nei monasteri per rinnovare la propria fede, per esercitarsi nell’arte spirituale, per trovare pace e rinnovare le forze in vista della loro missione nella Chiesa e tra gli uomini. La responsabilità dei monaci è dunque grande e la Chiesa tutta attende da loro una testimonianza limpida e forte della presenza di Dio e della sua vicinanza che è amore per ogni essere umano.Occorre evitare il pericolo dell'attivismo. I monasteri sono i luoghi nei quali ci si esercita nell’“arte spirituale”, dove anche i religiosi e le religiose ritemprano le proprie forze per poi rilanciarsi nella loro missione." E’ uno dei pensieri con i quali il cardinale Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica è intervenuto oggi all’inaugurazione della plenaria convocata dal suo dicastero e dedicata, secondo la linea espressa dal titolo, alla vita monastica e al “suo significato nella Chiesa e nel mondo di oggi”. Il cardinale Rodé ha riconosciuto all’inizio del suo intervento che la vita monastica attraversa oggi “un’ora di grande difficoltà, un’ora non di decadenza spirituale, ma di povertà e di debolezza”, con comunità “che si avviano dolorosamente verso una diminuzione e anche una fine”. Tuttavia, ha affermato, proprio per la loro capacità di forte attrazione verso le cose dello spirito, le comunità monastiche conservano una grande responsabilità e da esse la Chiesa attende “una testimonianza limpida e forte della presenza di Dio e della sua vicinanza che è amore per ogni essere umano”. Il cardinale prefetto ha sviluppato in tre punti la sua riflessione: vivere il celibato e la vita comune in modo radicale, guardarsi dal pericolo dell’attivismo, prestare attenzione alla formazione per ritrovare una teologia sapienziale. Riguardo al pericolo dell’attivismo, il cardinale Rodé ha stigmatizzato un “grande rischio” dell’attuale vita monastica: quello, ha rilevato, “di una certa febbre della missione, di una tentazione di visibilità e sovraesposizione, magari animate dalle migliori intenzioni, ma pericolose – ha osservato - per quella gratuità e quella semplicità che è autentico stile cristiano e che aiuta a comprendere la ‘follia della croce’ assunta da chi nulla antepone all’amore di Cristo”. Dunque, ha concluso, nonostante le difficoltà se il monachesimo “resta fedele” alla sua vocazione di “cercare Dio in Cristo Gesù”, può “giungere a far sgorgare dalla vita la celebrazione, in modo che la fede celebrata sia forza alla trasmissione della fede e la fede vissuta sia traccia di umanizzazione e di cultura autentica”.Secondo le stime ufficiali più aggiornate, oggi la presenza dei monaci nel tessuto ecclesiale parla si oltre 12.800 monaci residenti in 905 monasteri. In media, le comunità maschili sono composte in media da 15 religiosi, prevalentemente collocate in ambiente cittadino, con un coinvolgimento nell’attività pastorale della Chiesa locale. Le monache sono circa 48.500, distribuite in 3520 monasteri, due terzi dei quali situati in Europa. La tendenza è ad un calo vocazionale, specie nel Vecchio Continente, anche se, spiega una nota, “vi sono realtà ecclesiali in Asia, Africa ed anche in parte America Latina nella quali la vita monastica femminile fiorisce: vi sono vocazioni, le comunità crescono, si aprono nuove fondazioni”. Una crescita che, secondo quanto sottolineato dallo stesso cardinale Rodé, interroga le comunità sull’accoglienza e la formazione dei ragazzi e delle ragazze che ancora oggi “desiderano vivere una vita conforme a quella di Gesù e nulla preferire all’amore di Cristo”.
Ho fatto questo post perchè la nostra vita oggi è vista in tanti modi. Alcuni pensano che ormai bisogna chiudere i monasteri perchè non hanno un futuro, altri pensano che andrebbe ridimensionata la loro presenza sul territorio perchè ce ne sono troppi e con poche vocazioni per cui è meglio unirli , altri pensano che la loro presenza e testimonianza, anche se debole e povera è un immensa ricchezza per la chiesa locale e non solo. Mi chiedo se per voi che da un anno mi seguite la mia presenza sul blog è stata positiva o se ha corso il rischio di quella tentazione di visibilità di cui parla il Cardinale Rodè. Lo chiedo anche perchè dopo un anno vorrei anche fare una verifica insieme a voi. grazie . sr. M. Carmen

14/11/08

Novembre: vento di morte o passione di vita?

Circa 8 anni fa sono andata in famiglia per la morte di mio padre. C'era una delicata situazione da affrontare e ho passato un mese insieme ai miei fratelli e alle mie sorelle per trovare la soluzione migliore. In quell'occasione sono andata spessissimo in cimitero. Non solo perché era ancora troppo vivo in me il ricordo di mio padre o perché avevo l'occasione unica di recarmi sulla tomba di mia madre che non avevo mai avuto la possibilità di visitare, essendo in monastero, ma anche perché in quei giorni ho fatto un esperienza molto bella e ancora oggi, a distanza di tanto tempo, la conservo viva dentro di me. Avevo sempre percepito l'atmosfera del cimitero come una atmosfera triste, un luogo dove andare giusto una volta all'anno per portare qualche fiore ai nostri parenti o in casi di lutti, per la sepoltura, ma non era certo un luogo dove sostare a lungo, specialmente quando ti incontravi faccia a faccia con la sofferenza più dura di qualcuno che aveva appena perso una persona cara. Ma in quell'occasione non fu così per me. Forse a causa della scelta di vita che ho fatto o forse per il nuovo orizzonte che guida la mia vita, le mie visite al cimitero sono state come una lunga passeggiata in un bosco stupendo, pieno di vita, pieno di volti e di colori. Ho provato la gioia di camminare piano, senza nessuna fretta, ammirando le tombe, quelle semplici e quelle più complesse, l'arte delle composizioni floreali, i piccoli giardini nei prati tra una muro lunghissimo di tombe e il silenzio profondo che regnava al punto da farmi sentire per qualche istante come presente nel mio monastero pur essendone lontana migliaia di chilometri. Mi trovavo nella mia città nel mese di gennaio, il freddo intenso e il periodo in cui non vi è un grande afflusso nel camposanto, rendeva ancora più misterioso il clima che sentivo nel cuore: pregavo dentro di me, ricordavo volti e attimi di vita passati insieme a chi era ormai entrato in un altra dimensione della vita e con mio grande stupore mi sentivo attratta da quel posto, andavo via malvolentieri quasi con nostalgia. La nostalgia di una presenza, di una morte che non aveva detto la parola fine ma che proprio dentro un metro di terra o dietro una lastra di marmo continuava a vivere l'unica vita per la quale vale sempre la pena di vivere. La vita dell'amore, dell'amore donato e dell'amore ricevuto, dell'amore che non si è fatto in tempo a vivere in pienezza o che forse non si ha mai avuto il coraggio di dichiarare. L'amore ferito e strappato e l'amore vissuto per lunghissimi anni nella fedeltà fatta di piccole e grandi cose. In cimitero più di un qualsiasi altro posto al mondo ho guardato tante persone sconosciute negli occhi, mi sono sentita interpellare profondamente e mi sono anche sentita come a Casa, circondata da tantissima gente che aveva varcato, come disse Giovanni Paolo II, la soglia della Speranza. La Speranza Cristiana fa l' esperienza della speranza perchè tocca con mano che la vita non è tolta ma trasformata. Oggi quando pensiamo alla morte sentiamo una grande paura e un angoscia spaventosa: il solo pensiero ci da la sensazione che qualcosa o qualcuno voglia impedirci di vivere! Io credo però che l'unica cosa che può farci veramente morire o che ci possa togliere veramente una persona cara, sia la rinuncia all'amore. Questa è la più triste dichiarazione di fallimento della vita, di qualsiasi vita, questa uccide la passione per la vita, questa è l'unica vita senza ritorno. con amicizia ciao!

09/11/08

Vivere in comunità: essere chiesa o qualcos'altro?

Oggi mi viene particolarmente in mente il mio mare e mi viene in mente con una riflessione che può sembrare strana per il suo collegamento. Nella celebrazione liturgica, la Chiesa ci invita a far festa nel ricordo della Dedicazione della Chiesa Madre, la Basilica di San Giovanni in Laterano! Mi direte. Cosa c'entra il mare? Ogni qual volta penso ad una chiesa, in qualsiasi parte del mondo, la penso nella mia mente come vedo questo piccolo scoglio circondato dal mare e attaccato alla terra ferma. Per chi sa nuotare e ha avuto la fortuna di circondarlo a nuoto può capire la sensazione che tantissimi anni fa ho avuto io e che ancora oggi mi porto dentro stampata nel mio cuore. Chi lo guarda da lontano, lo vede come un piccolo punto sporgente, un posto dove approdare e riposarsi per poi ripartire o per fermarsi e inoltrarsi nella terra ferma magari per mettersi in salvo in caso di difficoltà. A volta entriamo in una chiesa proprio con questi stessi sentimenti. La vediamo mentre stiamo attraversando la strada della nostra vita, ci sentiamo stanchi e nell'immensa solitudine che a volte sentiamo dentro , proviamo il bisogno di fermarci, anche solo per pochi minuti quasi a volerci attaccare a qualcosa di solido che ci dia la sicurezza di essere, almeno per un istante, in un porto sicuro. Anche la comunità religiosa è una piccola chiesa, le sue pietre sono vive, i suoi muri sono fatti di carne , le sue porte e le sue finestre sono qualche volta invecchiati dal tempo, ma parlano, attraverso gli sguardi tramandati da una generazione ad un altra, dei giorni che hanno custodito e dei passi di silenzio che hanno attraversato tante vite diverse. Ma non sempre siamo comunità, non sempre ci rendiamo conto che essere chiesa è condividere Qualcuno, è avere dentro uno stesso amore che ti rende un porto sicuro per chiunque attraversi la tua strada e che, al tempo stesso, cambia la tua stessa vita e la rende affascinante fino alla fine. A volte ci accontentiamo di nuotare isolati, preferiamo la solitudine e la tristezza di non voler dire a qualcuno che abbiamo visto un bel mare e un mondo stupendo , preferiamo custodire i nostri sentimenti, le nostre aspirazioni, le nostre illusioni e le nostre sconfitte e delusioni dentro quella piccola maschera che mettiamo sul viso e alla fine riusciamo solo ad essere ancora più tristi ed angosciati. Quante volte la paura ci impedisce di essere Chiesa e di essere semplicemente cristiani. Ciao!