SKIPE

29/09/10

Essere riconoscenti in umiltà e verità!

"Segno evidente che noi amiamo una persona è quando ricordiamo spesso il bene che ci ha fatto. Ora, se è lecito, ed anche molto meritorio, ricordarci che abbiamo l'essere da Dio, il quale ci trasse dal nulla e ci conserva nell'esistenza, e che prima ancora di crearci ha preparato per ciascuno di noi che viviamo i benefici della sua vita e della sua passione, perché non mi sarà pur lecito di riconoscere, vedere e considerare, con maggior frequenza che prima non usassi nelle mie vane conversazioni, quello che ora Egli mi dà, cioè, di non volermi occupare che di Lui? Ecco qui un gioiello. Ricordare che ci fu regalato e che ora è nostro, è forza che ci spinge ad amare il donatore. In questo è il frutto dell'orazione quando è fondata sull'umiltà." ( Vita 10,5) Continuando la lettura della vita di Santa Teresa mi ha colpito oggi questa riflessione che lei fa quando comincia a spiegare alle sue sorelle cosa vuol dire per lei pregare. Lei parla sempre e solo della sua esperienza personale, delle sue difficoltà e delle sue constatazioni nel suo cammino o nel cammino di coloro che più le sono vicini e cerca di esprimersi con una semplicità disarmante, facendo degli esempi che tutti noi possiamo capire. Oggi tanta gente parla della preghiera: ci sono le scuole di preghiera, i corsi sulla preghiera, libri e video che parlano della preghiera, tanti maestri di ogni religione insegnano chi a destra chi a sinistra un metodo di preghiera, una spiritualità da seguire per arrivare a pregare, delle formule da recitare o degli stili di vita da imitare. Tutto serve, direbbe San Paolo, purché si arrivi a lodare Dio! Ma io penso che a volte le cose più semplici si perdono di vista con più facilità. Ricordare con riconoscenza il bene che abbiamo ricevuto da una persona è una cosa naturale, ti nasce dentro senza accorgetene, vorresti poter ricambiare pur di far capire all'altro quanto lo ami e quanto sei grato per quel che ti ha dato. Ma a volte ci si sente inadeguati, anche quando un dono si ricambia non è mai così grande e così bello come quello che si è ricevuto. L'amore vero, l'amicizia vera, la preghiera vera nasce, cresce e vive di questa capacità di ricevere un dono e di esserne grati. Per questo Teresa parla di umiltà: quando pensiamo che tutto ci sia dovuto, che la vita che abbiamo ricevuto e che riceviamo nella quotidianità delle nostre giornate sia un nostro diritto, quando non siamo più capaci di riconoscere nel nostro cuore che qualcuno ha riempito di bene la nostra vita e restiamo chiusi nell'amarezza di chi non si accorge nemmeno di essere amato allora è difficile tutto. La relazione con Dio e con gli altri che Teresa ha vissuto è esplosa quando ha cominciato ad avere un cuore pieno di gratitudine. Era riconoscente con tutti anche per il dono di una semplice sardina...quando la provvidenza mandava solo quella per cena! Ciao

1 commento:

  1. Ultimamente quando sento parlare di gratuità il mio pensiero si ricollega proprio ad una comunità di monache che mi è molto cara. Penso al loro modo di festeggiare le ricorrenze di ciascuna con semplicità, magari regalando un fiore o un piccolo manufatto o un vasetto di marmellata; penso alla loro capacità di accoglienza, tanto profonda da andare ben oltre i vincoli di sangue eppure in grado di farti sentire ugualmente "in famiglia"...Il loro esempio ha accresciuto in me il senso della gratuità e anche del dono di tutte loro so di dover essere grata a Qualcuno! Grazie anche a te per i tuoi pensieri. Un caro abbraccio proprio nel giorno della Santa che ispira le tue riflessioni =)

    RispondiElimina