Nella mia comunità, una volta al mese, si celebra l'Ufficio dei defunti, cioè un momento che dura tutto il giorno, di preghiera particolare, per coloro che ci hanno preceduto nella casa del Padre, e in modo particolare pensiamo e preghiamo per i nostri fratelli, sorelle, amici e benefattori. Questa mattina, nel celebrare appunto questa preghiera, ho pensato particolarmente a tanti amici e ad una in particolare, che non hanno mai avuto paura del confronto, del dialogo, che ha rifiutato la violenza e l'ha denunciata sempre da qualunque parte venisse, che ha fatto della sua vita una lotta continua per l'accoglienza e per il dialogo con chi e per chi era diverso, culturalmente, socialmente e religiosamente . Mi ha lasciato nel cuore una grande testimonianza suggellata da 20 anni di cancro accettato e vissuto con la determinazione di combatterlo con l'amore alla vita e non con la rassegnazione della morte. Pensando a lei, ho pensato alle vicende di ieri, al rifiuto determinato dell'incontro con il Papa, voluto da pochi, al gesto sacrosanto del ...soprassedere del Papa, che ha ricevuto l'appauso del mondo intero, perchè mai più, sulla faccia della terra, si possa anche solo pensare di essere una chiesa che s'impone con la violenza nel cuore dell'uomo, ma che propone con il dialogo, con il confronto, con il rispetto, con l'accoglienza e soprattutto con il perdono, il dono di Cristo ai figli dell'unico Padre. Per questo oggi, prego per te, Anna, e ti prego per noi: aiutaci a camminare incontro alla Verità, a quella Verità che non ha paura perchè Ama e perchè paga di persona percorrendo il difficile cammino della ricerca sincera e profonda della sua Sorgente. E dico grazie a te, Papa Benedetto, per questa scelta che hai fatto, lo dico a quanti accanto a te, hanno condiviso l'opportunità di ...perdere un incontro nella certezza di aver fatto un passo in più verso l'incontro con tutti coloro che in ogni angolo del mondo vogliono un umanità più bella, più vera, più libera e perchè no...più santa! semplicemente ciao.
16/01/08
12/01/08
cose nuove o solite cose?

Spesso mi capita di discutere con le mie sorelle sulle novità che la vita chiede di accogliere, sia in campo umano sia su quello spirituale. Il mondo della clausura non è un quadro appeso al muro che spolveri ogni tanto e guardi da lontano. Per me e per noi che lo viviamo giorno dopo giorno è come un bambino che inizia la vita all'alba di un nuovo giorno e cammina nelle sue ore e nei suoi minuti per cercare di vivere al meglio la sua giornata, dentro una vocazione, che senti come una possibilità concreta per realizzare un tuo profondo desiderio e che ti coinvolge totalmente. E ogni giorno non è uguale all'altro, ogni giorno ti vengono dal di dentro e dal di fuori, stimoli, interrogativi, iniziative o conferme che non puoi e non devi accogliere come scontati o con superficialità, ma che rendono più vivo e imprevedibile il tuo cammino quotidiano se consenti loro di entrare nella tua vita senza paura e con occhi di simpatia. Ricordo tantissimi anni fa quando arrivò in casa un aspirapolvere! Sembrava la fine del mondo...quel mostro di chiasso dentro... un paradiso di silenzio!!! Per tante sorelle non fu facile accettarlo e....sopportarlo! Ma questo piccolo mostro portò ad una riflessione sul silenzio, che non è assenza di rumori, ma presenza di Dio. E cosa successe poi quando si cominciò a parlare di grate, piccole, grandi, doppie o singole, di muri alti o bassi di clausura, di telefono e fax, di cura della salute, di accoglienza e partecipazione alla vita ecclesiale locale? Sono state davvero tante le cose che hanno camminato con noi, con migliaia e migliaia di monache in tutto il mondo, per accompagnare un discernimento sulle cose nuove che la vita ci metteva davanti e che potevano distruggere o rendere più bella una vita, la nostra vita. Tra le tante...è arrivato anche internet! Qualcuno mi ha chiesto: cosa ne pensa la tua superiora di questa tua iniziativa del blog? Può sembrare banale, ma avendo fatto un voto di obbedienza, non avrei aperto un blog senza il consenso della mia superiora, ma avere un consenso non è necessariamente condividere un esperienza. Nel mio caso, oltre al consenso c'è anche la condivisione, perché in quest'ultimo anno la mia superiora ha potuto navigare su internet grazie al fatto che abbiamo potuto mettere l' adsl e questo ha reso più semplice trovare il tempo per poter capire e approfondire uno strumento come questo. Ma a volte nella nostra vita si concede a una o più persone di portare avanti una iniziativa, senza mettere per così dire, i bastoni tra le ruote, anche se non si condivide, perché questo può significare un cammino da fare e c'è sempre qualcuno che apre la strada e altri che seguono e capiscono col tempo. Penso che la cosa più importante sia quella di aver fiducia nelle persone con cui cammini perché la fiducia smorza la naturale paura o ansia che uno può sentire davanti alle cose nuove e apre la strada alla simpatia e all'accoglienza. E questa fiducia non è scontata, la devi rinnovare ogni giorno e ogni istante. Sarebbe bello, a mio avviso, che la mia comunità avesse un suo sito web, ci sono già tante altre comunità monastiche che sono presenti, ma è ancora presto per realizzarlo e così è nato questo blog, forse un giorno lo chiuderò...per aprire insieme ad altre sorelle una pagina più grande. Ma è chiaro che qui dentro non ci sono presente solo io, anche se i post vengono dalla sottoscritta, perché non si può vivere insieme per tanti e tanti anni senza che le persone con le quali condivi una esistenza non siano totalmente parte di te. ciao
07/01/08
Pausa forzata
Il nuovo anno è cominciato con le sue sorprese, positive e negative, e così mi sono ritrovata per 5 giorni senza l'adsl perché il mio modem ha deciso di andare in ferie. Non è stata certo una tragedia restare qualche giorno senza internet, ma è stata una occasione per fermarsi a pensare un po' di più e in particolare a pensare su questo strumento di incontro e comunicazione. In questo primo mese di navigazione su vari blog ho trovato una voglia matta di ricerca e di confronto all'interno della chiesa. A volte superficiale, a volte solo polemica gratuita, ma a volte sincera e profonda. Tra alcuni giorni inizia la settimana dell'unità dei cristiani e c'è tanta gente che, grazie a Dio, crede nelle parole del Signore rivolte al Padre ed è convinta che un giorno il dono dell'unità ci verrà fatto, e per questo preghiamo e lavoriamo insieme ai nostri fratelli delle altre confessioni, ma c'è anche chi a volte si sente oppresso dal fallimento del dialogo, dallo scoraggiamento che nasce ogni qualvolta ci troviamo, all'interno della chiesa e fuori di essa, davanti al peccato che uccide, molto di più dell'aborto e della pena di morte, il cuore di tanti uomini semplici e di..buona volontà: il peccato dello scandalo! In rete e nei mass-media c'è come un esigenza fortissima e irrinunciabile: mettiamo in piazza subito e alla grande le debolezze e le infedeltà e le incoerenze e le ingiustizie della chiesa, degli uomini e donne di chiesa, cattolica o evangelica o ortodossa, non importa, (a volte c'è anche tanta ignoranza dietro!) perché così facciamo passare la voglia, a chi è ancora un povero illuso, di credere in un Dio che è Amore, che è Padre, che è bellezza, che è pace, che è armonia, che è unità! Si, perché poi, alla fine, è sempre e solo con Lui che ce la prendiamo per levarcelo di torno o semplicemente per non voler confessare a noi stessi e agli altri che siamo noi e non Lui, incapaci di amare l'uomo, di amare la creazione, di condividere l'amore. Non so a cosa possa servire urlare il male, che sia fatto da uomini o donne di chiesa o no, ma so che condividere e cantare il bene ricevuto aiuta a donarlo e contagia la speranza. E' solo roba da santi o possiamo farlo tutti???buona giornata
03/01/08
Il primo giorno dell' anno
Buon anno...se lo vogliamo!

Buon anno! In questi giorni non ho avuto la possibilità di fermarmi su queste righe, ma sono convinta che non sono mancati per ognuno di noi occasioni per incontrare gli altri e per vivere insieme, condividendoli, i momenti più cari al nostro cuore. Una volta di più ho avuto modo di rendermi conto attraverso le persone che ho sentito in monastero , che il natale è un momento davvero importante dentro di noi, anche se nella maggioranza dei casi, non è un natale cristiano, cioè non è un giorno che io ricordo e festeggio perché è il più importante del mio essere cristiano, perché vivo una relazione diretta con Qualcuno, ma è un momento di tenerezza, di affetti, di calore, di amicizia, di doni, di festa, che spesso è totalmente staccato dalla Persona per la quale tutto questo è importante. Lo viviamo gli uni per gli altri, ci sentiamo disponibili, sentiamo il bisogno di stringerci intorno e di lasciare fuori dalla porta di casa almeno per un giorno i nostri problemi e le nostre difficoltà per respirare almeno un paio d'ore di serenità. E dire che se riuscissimo ad avere una relazione con Lui...di ore di serenità forse ne vivremo molte di più e anche tra noi le cose potrebbero andare meglio! Ma preferiamo altro, preferiamo solo chiamarci cristiani senza avere la pretesa di esserlo o l'ambizione di volerlo diventare. Mi capita spesso di sentire persone che mi dicono con una semplicità disarmante che ... si, è stato un bel natale, sereno, ma non sono andato in chiesa e meno che meno posso perdonare quella faccenda successa a casa con i miei parenti o con certi amici! E' vero che non è facile perdonare e non è nemmeno obbligatorio andare a cercare un prete per confessarsi il 25 dicembre o saltare il cenone o la piazza, per andare a Messa. E' vero, nessuno ce lo chiede: però allora perché parliamo di natale? Ma se il Natale non è la nascita di Gesù Cristo cosa ce ne facciamo??? Se Lui non riesce ancora a nascere nella mia vita perché devo celebrare un Natale? Me lo chiedo ogni anno quando arriva il Natale: me lo chiedo per me, me lo chiedo per le persone che amo, me lo chiedo per chi non si pone il problema. L'altro giorno mi è capitato di leggere una notizia su un giornale locale: un ragazzo ha chiesto al parroco o al suo vescovo, non ricordo, di "sbattezzarsi", cioè di essere liberato dal battesimo, perché si proclama ateo e crede in una laicità dello stato, per cui non vuole più essere riconosciuto, in forza del battesimo, come cristiano. A parte il fatto che uno può anche decidere di smettere di vivere il cristianesimo, ma non può chiedere ne a Dio ne alla chiesa di non considerarlo più suo figlio, per quanto peccatore possa essere, forse dietro questa richiesta ci sono delle cose che fanno riflettere.Stiamo iniziando un nuovo anno, ce lo auguriamo tutti che sia buono, che la salute sia buona, che la pace e l'amore regnino nelle nostre case, ma non ci rendiamo conto mai a sufficienza che questo è alla nostra portata, che dipende da noi, da come vogliamo vivere questo nuovo anno. Se vogliamo finalmente vivere il Natale, se ascoltiamo almeno per un giorno cosa è venuto a fare Gesù Cristo su questa terra e cosa ci ha proposto di vivere , forse corriamo il rischio di cambiare il corso del nostro nuovo anno e nonostante la terribile distruzione che la guerra continua a portare in tanti angoli della terra e nonostante continui ancora oggi il martirio degli operatori di pace, e nonostante tanti bambini innocenti continuino a morire per l'odio e l'egoismo degli adulti, noi possiamo accogliere dentro di noi Il Signore e portarlo a tutti quelli che incontreremo sul nostro cammino. Dal nostro rapporto con Lui dipenderà la nostra relazione con gli altri, sia che ne siamo consapevoli o no. Perché in un rapporto non ci sono cose da fare ma si vive in diretta quella vita che ti pulsa nelle vene. Auguri.
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