07/01/08

Pausa forzata

Il nuovo anno è cominciato con le sue sorprese, positive e negative, e così mi sono ritrovata per 5 giorni senza l'adsl perché il mio modem ha deciso di andare in ferie. Non è stata certo una tragedia restare qualche giorno senza internet, ma è stata una occasione per fermarsi a pensare un po' di più e in particolare a pensare su questo strumento di incontro e comunicazione. In questo primo mese di navigazione su vari blog ho trovato una voglia matta di ricerca e di confronto all'interno della chiesa. A volte superficiale, a volte solo polemica gratuita, ma a volte sincera e profonda. Tra alcuni giorni inizia la settimana dell'unità dei cristiani e c'è tanta gente che, grazie a Dio, crede nelle parole del Signore rivolte al Padre ed è convinta che un giorno il dono dell'unità ci verrà fatto, e per questo preghiamo e lavoriamo insieme ai nostri fratelli delle altre confessioni, ma c'è anche chi a volte si sente oppresso dal fallimento del dialogo, dallo scoraggiamento che nasce ogni qualvolta ci troviamo, all'interno della chiesa e fuori di essa, davanti al peccato che uccide, molto di più dell'aborto e della pena di morte, il cuore di tanti uomini semplici e di..buona volontà: il peccato dello scandalo! In rete e nei mass-media c'è come un esigenza fortissima e irrinunciabile: mettiamo in piazza subito e alla grande le debolezze e le infedeltà e le incoerenze e le ingiustizie della chiesa, degli uomini e donne di chiesa, cattolica o evangelica o ortodossa, non importa, (a volte c'è anche tanta ignoranza dietro!) perché così facciamo passare la voglia, a chi è ancora un povero illuso, di credere in un Dio che è Amore, che è Padre, che è bellezza, che è pace, che è armonia, che è unità! Si, perché poi, alla fine, è sempre e solo con Lui che ce la prendiamo per levarcelo di torno o semplicemente per non voler confessare a noi stessi e agli altri che siamo noi e non Lui, incapaci di amare l'uomo, di amare la creazione, di condividere l'amore. Non so a cosa possa servire urlare il male, che sia fatto da uomini o donne di chiesa o no, ma so che condividere e cantare il bene ricevuto aiuta a donarlo e contagia la speranza. E' solo roba da santi o possiamo farlo tutti???buona giornata

3 commenti:

  1. Penso che non tutte le "critiche" siano uguali. Quando mia moglie mi rimprovera perché ho un vestito non adatto ad una situazione, o per un qualsiasi altro motivo, non lo fa per distruggermi, o perché mi rifiuta. Lo fa solo perché mi ama e quindi per me vuole il massimo, e vuole che anche gli altri mi apprezzino per quello che ai suoi occhi (e al suo cuore) io valgo.
    Non tutte le critiche o gli appunti vengono dall'astio o dal rifiuto, alcuni vengono dall'amore.
    Pace e benedizione
    Julo d.

    RispondiElimina
  2. Maria Carmen09 gennaio, 2008

    Considero la critica, quella vera e seria, come una delle forme più belle di amore per gli altri, credo tuttavia che nel criticare gli altri o nel mettere in evidenza i loro difetti o peccati, valga sempre, almeno per noi cristiani, la regola della carità che San Paolo indica così bene nelle sue lettere quando parla della verità nella carità e della correzione fraterna. Detto questo, io nel mio post non ho parlato di rifiuto ne di astio ne di critica, ma di scandalo e di scandalo voluto e ampliato esplicitamente. Potrei citare tante notizie, anche di questi giorni, apparse sui media. Ma non è questo il punto. Penso che tua moglie non ti critichi sulla piazza del paese e non ti disaprovi davanti a persone totalmente estraenee al vostro rapporto di copia. L'amore che vi portate certamente vi indica tempi e delicatezze e riservatezze necessarie perchè una critica ottenga il meglio del suo frutto su di voi e credo che sarebbe così per ognuno di noi. Perchè non dobbiamo avere lo stesso amore per la chiesa??? Io ho sofferto tanto nella chiesa, per la chiesa e a causa di uomini di chiesa. Ma la mia sofferenza non avrebbe fatto del bene agli altri anche se io l'avessi sbattuta in faccia,alle persone interessate ne a persone che forse non potevano capire o valutare fatti e situazioni che non hanno vissuto o conosciuto. Si, credo anch'io che non tutte le citiche siano uguali e c'è una bella differenza tra le critiche che troviamo sui giornali da quelle dettate dall'amore e dall'amicizia.

    RispondiElimina
  3. Mi sono accorto che molti che si definiscono atei e che disprezzano apertamente con i soliti discorsi la Chiesa lo fanno come atto per esorcizzare le loro mancanze, giustificare le loro scelte e privaleggiare.. o anche talvolta per astio poichè alcuni nella Chiesa, nonostante i loro sforzi, siano riusciti a trovare la chiave giusta dell'esistenza e loro no...

    RispondiElimina